Massimiliano Salini
Member of the European Parliament · PPE · IT
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi di Hormuz sta generando una tempesta energetica di dimensioni inattese e questa crisi energetica inevitabilmente peggiorerà, perché – giustamente – l'Unione europea ha deciso di confermare la riduzione degli approvvigionamenti dalla Russia.”
“È l'unità dei popoli europei, sia sulle politiche economiche – per cui ben venga la revisione di alcuni dei pilastri della politica energetica europea, perché le asimmetrie a questo riguardo ci stanno facendo un enorme male economico e sociale – e poi, finalmente, che si parli di deterrenza dal punto di vista della difesa europea: una det…”
“Mentre mi pare decisamente utile che l'Unione europea, anche andando oltre le competenze specifiche dei singoli organismi, cerchi di superare il proprio difetto, cioè quello di non avere, sulla base dei trattati, una vera competenza unionale nel settore della difesa e della politica estera, provando a supplire a queste carenze dei trattat…”
“3-0043-0000 Massimiliano Salini (PPE), risposta a una domanda "cartellino blu". – Sì, anch'io ritengo che ci voglia una posizione forte dell'Unione europea, che denunci, da un lato, quanto purtroppo il silenzio delle Nazioni Unite in tanti anni di regime iraniano costituisca il primo punto di caduta del diritto internazionale.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, in quel che rimane del diritto internazionale è già molto difficile mettersi d'accordo sul concetto di legittima difesa, figuriamoci quanto sia difficile mettersi d'accordo sul concetto di guerra preventiva invocato per motivare l'intervento che si è consumato in Iran in questi giorni.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo una discussione a tratti innovativa, a tratti ripetitiva. Vorrei provare ad inserire un elemento per cambiare un po' il punto di osservazione del problema del futuro della competitività in Europa.”
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“Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi di Hormuz sta generando una tempesta energetica di dimensioni inattese e questa crisi energetica inevitabilmente peggiorerà, perché – giustamente – l'Unione europea ha deciso di confermare la riduzione degli approvvigionamenti dalla Russia. Oggi siamo ancora intorno al 14% di importazioni dalla Russia ma nel 2027 abbiamo prefigurato uno scenario di totale fuoriuscita da quelle forniture. Quindi la crisi, vista la lunga reazione alla crisi di Hormuz, sarà veramente importante. Legittimamente e correttamente la reazione c'è stata, ma è una reazione che rischia di essere solo reazione: AccelerateEU ha la capacità di prefigurare un maggiore coordinamento tra i Paesi. Ma i Paesi, dal punto di vista energetico, sono ancora divisi: questo è il punto vero.”
“3-0043-0000 Massimiliano Salini (PPE), risposta a una domanda "cartellino blu". – Sì, anch'io ritengo che ci voglia una posizione forte dell'Unione europea, che denunci, da un lato, quanto purtroppo il silenzio delle Nazioni Unite in tanti anni di regime iraniano costituisca il primo punto di caduta del diritto internazionale. Ma, al contempo, apprezzo il tentativo che l'Unione europea sta facendo in questo momento di superare i difetti, dal punto di vista della politica estera, dei trattati, nel tentativo di trovare una posizione che sia almeno coordinata. 3-0044-0000”
“È l'unità dei popoli europei, sia sulle politiche economiche – per cui ben venga la revisione di alcuni dei pilastri della politica energetica europea, perché le asimmetrie a questo riguardo ci stanno facendo un enorme male economico e sociale – e poi, finalmente, che si parli di deterrenza dal punto di vista della difesa europea: una deterrenza comune. (L'oratore accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu") 3-0042-0000 Petras Gražulis (ESN), pakėlus mėlynąją kortelę pateiktas klausimas. – Norėjau jūsų paklausti, kodėl nėra Europos Sąjungos šalių vieningos ir tvirtos pozicijos Irano konflikto atžvilgiu? Juk žinome, kad Iranas yra ne demokratinė šalis, kad grasina branduoliniu ginklu visoms šalims, tame tarpe JAV. Tai aš manau, kad turi būti ryžtingesnė Europos Sąjungos šalių pozicija.”
“Mentre mi pare decisamente utile che l'Unione europea, anche andando oltre le competenze specifiche dei singoli organismi, cerchi di superare il proprio difetto, cioè quello di non avere, sulla base dei trattati, una vera competenza unionale nel settore della difesa e della politica estera, provando a supplire a queste carenze dei trattati, provando a costruire una posizione comune, provando a costruire una posizione che dia forza, perché l'unica forza che noi abbiamo non è quella delle nostre affermazioni come singoli capi di Stato: la forza che noi abbiamo, di fronte alla minaccia che stiamo subendo, è l'unità.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, in quel che rimane del diritto internazionale è già molto difficile mettersi d'accordo sul concetto di legittima difesa, figuriamoci quanto sia difficile mettersi d'accordo sul concetto di guerra preventiva invocato per motivare l'intervento che si è consumato in Iran in questi giorni. Trovo, tuttavia, che sia decisamente poco utile che i singoli capi di Stato esibiscano, in totale solitudine, le proprie opinioni – più morali che politiche – su quel che accade a livello internazionale.”
“C'è a tema la cultura d'impresa nel nostro modello di competitività europea o è semplicemente un convitato di pietra di cui ogni tanto teniamo conto? 3-0052-0000”
“Anche nella valutazione sugli impatti dei dei nostri omnibus abbiamo spesso valutato solo il risultato diretto, ma non quello indiretto nel rilancio della cultura d'impresa. Ad esempio, prima la Presidente von der Leyen giustamente citava i vari costi a megawattora delle forme di produzione di energia elettrica. Non abbiamo considerato un elemento lì dentro, ad esempio l'ETS. L'ETS incide per 25 euro a megawattora nel costo dell'energia. Perché? Perché parte rilevante di quel costo è generato dalla intermediazione finanziaria. Cioè, chi consuma valore toglie denaro a chi crea valore. Allora questo è un elemento su cui lavorare molto. La competitività non ha solo delle tecniche per esser lanciata, ma dei soggetti protagonisti che sono le imprese.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo una discussione a tratti innovativa, a tratti ripetitiva. Vorrei provare ad inserire un elemento per cambiare un po' il punto di osservazione del problema del futuro della competitività in Europa. Noi abbiamo un dato, di cui abbiamo discusso spesso all'interno di quest'Aula, cioè la riduzione drastica della presenza sui mercati mondiali dei prodotti europei e la riduzione drastica del prodotto interno lordo europeo negli ultimi vent'anni. Vent'anni fa avevamo circa il prodotto interno lordo americano, oggi abbiamo perso più di un terzo. Ma troppo spesso parliamo solo delle tecniche della ripartenza e non dei soggetti protagonisti della ripartenza, cioè le imprese, la manifattura europea, la cultura di impresa europea.”
“Quindi ci sarà un costo, ma il costo migliore sarà un investimento. L'investimento sulla valutazione attraverso l'intero ciclo di vita del carburante o del veicolo, al posto di quella scorretta valutazione, registrazione – diciamo – solo allo scarico delle emissioni, valorizzerà la nostra industria, valorizzerà la nostra ricerca e toglierà quell'approccio punitivo che avrebbe portato deindustrializzazione, non decarbonizzazione. Ci vorrà un negoziato caratterizzato da molto buon senso, dalla competenza e non dall'istinto, dalla voglia di trovare un accordo e non dall'improvvisazione. E buona fortuna a noi. 2-0425-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, la revisione di cui discutiamo ha un obiettivo molto semplice: garantire la decarbonizzazione della mobilità su strada, avvalendosi di tutte le migliori tecnologie disponibili oggi sul mercato. Non riduce le ambizioni ambientali, permette che vengano raggiunte non vincolandosi rigidamente ad un'unica tecnologia. È un'ottima idea ed è parte rilevante del dibattito che abbiamo affrontato in passato, prima dell'approvazione. Il serrato confronto con il mondo delle organizzazioni sindacali e dell'industria ha fatto comprendere che, attraverso un'analisi accurata anche del mercato, certo la revisione avrà un costo, ma il costo della revisione sarà decisamente inferiore al costo dell'attuazione dell'attuale regolamento, per come è scritto.”
“Quindi abbiamo processi produttivi, ad esempio la logistica portuale ha una pianificazione che è passata dalle 24 ore ai 10 minuti. Il punto di sfida è lì, anche perché la produttività per lavoratore è aumentata del 40 %. Non inseguiamo ancora, giochiamo una partita sul capitale umano e la ricerca a quel livello dell'innovazione tecnologica. 2-0234-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo purtroppo perso la battaglia, ormai più di dieci anni fa, su terre rare e materie prime critiche e giustamente oggi, con una disciplina a mio modo di vedere molto adeguata che l'Unione europea sta adottando, cerchiamo di contenere i danni con il regolamento sulle materie prime critiche, e non solo: misure di tutela industriale, ambientale e commerciale. Ma oggi il processo produttivo industriale in Cina, e la sua minaccia, passa attraverso una nuova sfida, che è quella dell'intelligenza artificiale e della robotica. Nell'ultimo anno in Cina sono stati inseriti 295 000 nuovi robot nei processi industriali, nove volte in più di quanti non ne siano stati introdotti negli Stati Uniti.”
“Perché la compresenza – da un lato – di realtà come Turchia e Qatar e – dall'altro – l'assenza, ad esempio, dell'Arabia Saudita introduce una domanda su quale ruolo avranno organizzazioni come i Fratelli musulmani sul futuro di questo accordo. Noi abbiamo il dovere, quindi, di garantire che sia un accordo di pace e non di sola tregua e non autorizzare, a mio modo di vedere, che accada quello che alcuni chiedono, cioè che il Consiglio di pace inizi da dove Israele ha eradicato la presenza di Hamas. Sarebbe l'indizio di una sorta di "Donbass palestinese". Noi vogliamo due popoli e due Stati. 2-0043-0000”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, grazie innanzitutto alla Commissaria perché, come ricordava la collega Picierno, è stato presentato un patto per il Mediterraneo che sicuramente costituisce una cornice privilegiata per il lavoro, anche politico, che ci apprestiamo a fare sullo scacchiere eccezionalmente critico del Medio Oriente. L'accordo di pace – che è una tregua più che una pace – ha un grande pregio, a mio modo di vedere: è stato sottoscritto nonostante molte fossero le assenze, perché bisogna avere coraggio politico per chiudere un accordo nonostante le importanti assenze. Ma questo non ci autorizza a non domandarci per quale motivo gli assenti fossero assenti.”
“Non è per un caso che il continente europeo oggi è il continente più sostenibile al mondo, perché si sono sempre tenute in equilibrio la domanda e l'offerta, rispettando il principio della neutralità tecnologica. Speriamo che questo accada anche nel settore dell'automotive. 3-0220-0000”
“Il fatto che mancassero le condizioni abilitanti per il raggiungimento dei target definiti nel regolamento era stato ampiamente detto all'interno di questa casa della democrazia, ampiamente documentato con dati ripetutamente illustrati. Che mancasse una valutazione vera dell'impatto era stato ampiamente detto. È evidente infatti che, sia per quanto riguarda i veicoli leggeri che per quelli pesanti, il motore a combustione interna deve poter convivere in questa fase con il motore elettrico, affinché l'evoluzione, che da sempre il modello europeo promuove, avvenga in modo compiuto, equilibrato e sostenibile da tutti i punti di vista.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che il dibattito sul futuro dell'industria dell'automotive avviato oggi in Parlamento ha caratteristiche nuove rispetto al passato, e di questo va dato atto al Commissario. Sarebbe stato utile tener conto degli appelli che, anche da questa Camera, da questo Parlamento, arrivarono nel corso della precedente legislatura sul tema della neutralità tecnologica. Oggi la Commissione assume un nuovo atteggiamento, perché il medesimo messaggio arriva anche dal Consiglio. Ecco, in futuro il mio auspicio è che il Parlamento venga ascoltato di più, perché questo dibattito dura da tempo qua dentro.”
“Per la pace ci vuole di più, ci vuole la politica, ci vuole il dialogo, ci vuole il dialogo tra le culture, tra le religioni, tra i paesi. È utile, a mio parere, che recuperiamo le parole pronunciate dal cardinale Pizzaballa in una recente intervista, dove parla della necessità che l'uomo riconosca l'altro uomo diverso da sé, la sua cultura, il suo dolore. Questo è il punto della politica. La pace si genera nel momento in cui il soggetto non ritiene di essere l'unica vittima, ma dentro il proprio dolore accetta di guardare anche il dolore dell'altro. E qui si gioca il futuro anche del compito politico dell'Unione europea, se vorrà tornare ad essere quello per cui è nata. 2-0201-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, il male seminato da Hamas e dal terrorismo dal 1987, quindi ben prima del 7 ottobre, e culminato nell'attacco del 7 ottobre, meritava e merita una reazione. Ma quella reazione non può essere un nuovo progetto di annessione o di occupazione della Striscia di Gaza, perché un progetto di annessione rappresenta terreno fertile per la rinascita di nuovi semi di male. Quindi ben venga, assolutamente sì, il progetto di accordo di pace proposto dall'attuale amministrazione americana. Tuttavia, non basta quella proposta. Come giustamente - e la ringrazio - segnalava la Commissaria Šuica, noi abbiamo un ulteriore compito. Quell'accordo genererà sicuramente, anzi probabilmente, un blocco delle armi e della guerra, ma non la pace.”
“Su questa partita, in modo costruttivo, abbiamo dimostrato quello che in altre partite non siamo ancora riusciti a dimostrare – ad esempio, in politica estera – cioè che sulla politica di commercio internazionale l'Unione europea ha un numero di telefono a cui chiamare. 3-0301-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi sappiamo bene che i dazi americani e le provocazioni – anche spesso fuori misura, purtroppo – non aiuteranno la manifattura statunitense a ripartire. Quello che costituisce il segreto per l'economia americana, per l'economia europea e per l'economia mondiale è il legame tra gli Stati Uniti e l'Unione europea. Con meno del 10 % della popolazione mondiale facciamo quasi il 50 % del valore economico mondiale, quindi non siamo divisibili, nemmeno dalle peggiori provocazioni. E questo è il motivo per cui è molto corretta la modalità con cui l'Unione europea ha deciso di non reagire alle provocazioni, perché nei negoziati buoni il clima non è dettato dall'atteggiamento dell'avversario, ma dalle condizioni e le condizioni dicono che noi possiamo collaborare, costruire e proporre come stiamo facendo.”
“Secondo, la classificazione delle sostanze, evitiamo l'idea del pericolo generico, del rischio generico, ma valutiamo il rischio specifico delle sostanze, in modo da tenere unite innovazione e sicurezza per le persone. 2-0284-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, la direzione assunta con l'omnibus nel settore chimico è una direzione che, a nostro modo di vedere, segue le esigenze che l'industria europea e i cittadini europei hanno manifestato. Quindi, sia sul regolamento su classificazione ed etichettatura, che sul regolamento sui cosmetici e sul regolamento sui fertilizzanti la prospettiva sembra affidabile, ma il pacchetto sull'industria chimica è un pacchetto estremamente complesso – come si diceva – in un momento in cui gli investimenti nel settore sono decisamente ridotti. Oggi in Europa si consolida l'esistente, si tende a non innovare, a non investire su nuovi progetti, per cui, quali sono i pilastri di una strategia industriale per il futuro della chimica in Europa?”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, nei prossimi giorni al vertice NATO non sarà tema solo o soprattutto con quanto denaro o come ci difenderemo, ma che cosa difendiamo, anche attraverso organizzazioni come l'Alleanza atlantica. A tema c'è il futuro della civiltà occidentale. La domanda non è quindi come collocare la spesa nazionale dentro le politiche di difesa. Noi abbiamo assistito nel recente passato, con la dipartita frettolosa nel maggio 2021 dall'Afghanistan, ad uno dei peggiori momenti della politica occidentale, dove con una sorta di complesso di inferiorità, tipico purtroppo della politica estera degli Stati nazionali, e con il timore di un'escalation abbiamo generato una delle peggiori escalation della storia recente.”
“Lo spazio, la difesa, le tante partite su cui l'innovazione può farci risparmiare, guadagnando maggior protagonismo e anche più democrazia e più partecipazione, sono molti e questa è la direzione che dobbiamo ottenere. 3-0197-0000”
“E quando smetterà di sbagliare sarà altrove. Ed è un peccato per noi: è un peccato perché le dimostrazioni nei vari settori, di quanto è utile la tecnologia, l'innovazione, sono enormi. Alcune sono più chic nell'intelligenza artificiale, eccetera, ne parliamo sempre. Ma c'è un esempio su cui abbiamo lavorato qua molto interessante: nel settore ferroviario, ad esempio, i sistemi di ERTMS, di segnalamento, attraverso le piattaforme digitali, hanno dimostrato che se dovessero essere armonizzati a livello europeo, e non ci fosse un ERTMS per ogni Stato, con le medesime infrastrutture attuali avremmo il 20% di trasporto ferroviario in più, senza un euro in più in infrastrutture.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'agenda europea contiene, non c'è dubbio, la sfida dell'innovazione nelle sue varie articolazioni innumerevoli. La contiene perché comunque stanno aumentando le risorse destinate ad essa e la contiene perché, come veniva ricordato dal Commissario, vi è lo sforzo di una semplificazione crescente. Oggettivamente questo era un po' il virus storico dell'Unione europea. Non basta tutto questo. Perché? Perché per sostenere l'innovazione bisogna fidarsi del talento. Cioè bisogna sostenere chi sbaglia non chi è già arrivato. E questo è un po' lo storico dramma che vive l'Europa. Perché se quando un giovane talentuoso deve rischiare, sbagliare, non viene protetto dal sistema istituzionale europeo, dal sistema del credito, eccetera, decide di andare a sbagliare altrove.”
“È una battaglia che in Parlamento facemmo includendo in una lista secondaria rottame ferroso come materia prima critica, dobbiamo riattivarla. E, infine, il tema del prezzo dell'energia. Entrare nell'ottica di adottare misure non temporanee ma sistemiche: c'è l'ipotesi del disaccoppiamento, come altre misure. Sicuramente il punto è quello di evitare che si ridimensioni l'effetto positivo della riduzione del prezzo derivante dalla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il punto finale, però, riguarda il rapporto con gli Stati Uniti, a mio modo di vedere: oggi si accende una polemica, si riaccende una polemica, non cediamo a quella polemica! Perché noi, di fronte alla minaccia cinese, abbiamo bisogno di una politica industriale condivisa all'interno dell'Occidente – Europa e Stati Uniti. 3-0049-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei ringraziare sia il Ministro sia il Commissario per aver toccato decisamente tutti i punti cruciali per il futuro dell'industria siderurgica europea. Del resto, il piano d'azione della Commissione europea non ne salta uno: è evidente che adesso la sfida riguarderà l'azione, come è già stato detto anche da altri colleghi. I punti sono le misure di difesa commerciale: corretta la prospettiva di anticipare il momento di definizione dell'origine del prodotto al momento e al luogo in cui viene fuso l'acciaio, questo ridurrà molte pratiche elusive. Dall'altro lato, il tema dell'acciaio cosiddetto green, quindi con l'utilizzo del rottame ferroso: limitare l'export del rottame ferroso, riaprendo la discussione sui materiali critici.”
“Bene, quindi, o la propria critica è un pretesto e un alibi per continuare a dividere ulteriormente l'Unione europea, oppure ragioniamo nella logica della critica costruttiva e favoriamo azioni come questa, affinché si ritorni all'origine dell'Unione europea, sia dal punto di vista civile che dal punto di vista militare. 2-0347-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, la logica della preparazione integrata alle crisi è una delle ragioni per cui esiste l'Unione europea, in ambito civile e in ambito militare, per cui questo piano d'azione va nella direzione corretta. Ed è una delle direzioni su cui anche sulla più grave delle crisi che si affacciano alle porte dell'Unione europea – cioè quella militare – anche in quella direzione è ancor più corretto ragionare nella logica del coordinamento. L'azione militare oggi è assegnata dai trattati all'autonomia dei singoli paesi membri, ma spesso chi critica le azioni dell'Unione europea in questa direzione le critica proprio perché non sono sufficientemente unitarie.”
“Ma non viene messo in discussione la possibilità, almeno, della revisione del disegno del mercato elettrico. Valutiamo di fare una vera valutazione dell'impatto di questo disegno, perché è stato costruito in tempi troppo diversi da quelli attuali. 4-0128-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, il piano proposto dalla Commissione europea va nella direzione corretta per molti motivi, individuando strumenti di carattere finanziario o interventi di carattere infrastrutturale che certamente aiuteranno a ridurre l'impatto del costo dell'energia. Il problema è che la gran parte dei provvedimenti individuati all'interno di questo piano sono lenti, cioè genereranno nel lungo termine gli effetti auspicati. Noi abbiamo bisogno di interventi anche, che, però, consentano oggi a chi consuma energia, in particolare la nostra industria energivora, di avere effetti positivi. Il Commissario ha fatto correttamente riferimento alla necessità di disaccoppiare in forme particolari il calcolo del prezzo dell'energia, distinguendo l'energia prodotta da fonti fossili da quella da fonti rinnovabili.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo Stato dell'Azerbaigian continua indisturbato le proprie violenze nei confronti del popolo armeno. Dopo l'invasione militare del settembre 2023 nel Nagorno Karabakh e la relativa deportazione di 100.000 cittadini, sono iniziati queste detenzioni illegali di 23 cittadini armeni e, oggi, questi processi totalmente opachi. Le colpe che non non vengono perdonate al popolo armeno sono di due nature: la prima è geografica: interrompere la continuità territoriale tra Azerbaigian e Turchia; e la seconda, è culturale: il popolo armeno è un popolo cristiano. Le domande che il popolo armeno rivolge all'Europa sono domande degne di un popolo europeo. Diciamolo chiaramente!”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo sbagliato un po' tutti in questo dibattito. Come istituzioni, abbiamo invertito l'ordine dei fattori e abbiamo deciso che, oltre a definire il quadro generale e gli obiettivi da raggiungere – compito della politica – abbiamo inventato un nuovo modello in cui la politica decide anche tutti i passaggi, le tecniche e le tecnologie con cui perseguire quei risultati. Per cui da un'economia sociale di mercato, abbiamo forzato verso un'economia dirigista, molto rigida e, quindi, molto contraria a un modello innovativo capace di accettare le sfide più rilevanti. Infatti, le abbiamo anche dimenticate alcune di queste. Il tema della guida autonoma, giustamente, ritorna nel piano che la Commissione europea propone oggi ma è mancato durante tutto il dibattito: ci siamo limitati a parlare di motori.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie Commissario per la chiara introduzione che ha fatto e per aver ribadito come la centralità del tema della competitività sia finalmente rientrata di gran carriera nella discussione del Parlamento, un Parlamento che si era decisamente acquietato in un torpore che non faceva bene alle nostre imprese nella competizione globale. Abbiamo alcuni elementi da chiarire, perché è chiaro che il difetto della versione più ardita e ideologica del Green Deal non era certo l'eccesso di ambizione ambientale. Il vero difetto è l'eccesso di dirigismo tecnologico, cioè l'eccesso di individuazione politica delle tecnologie da adottare. Quello è il problema vero, che nega i presupposti su cui si fonda il Green Deal e lo trasforma in una misura regressiva, anti-innovativa.”
“Per avere sicurezza ci vuole unità e per avere unità bisogna difendersi anche dalle minacce interne, che tante volte rendono disarmonico il nostro dibattito e la cultura della responsabilità: ad esempio, evitando di puntare il dito su quelli che sono i nostri possibili amici esterni. Quel che sta accadendo negli Stati Uniti ci costringe non tanto a dare lezioni di democrazia, quanto a capire chi sono i nostri amici, a sedersi al tavolo per costruire l'unità interna dell'Unione e dell'Occidente intero. 3-0157-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo una discussione all'interno del Parlamento che ancora una volta torna sul concetto di sicurezza e di difesa e corre molti dei rischi che anche in passato ha già corso. Il primo strumento che noi abbiamo per garantire la sicurezza dell'Unione europea è l'unità tra i paesi membri, magari riducendo, se possibile, l'ipocrisia del dibattito politico. Abbiamo molto spesso confuso il concetto di pace, riducendolo a una versione molto scadente e moderna di appeasement, ma dall'altro lato abbiamo celebrato la sicurezza, magari celebrando anche una cultura della divisione tra gli Stati nazionali.”