Elena Donazzan
Member of the European Parliament · ECR · IT
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto solidarietà alla Lituania per quello che è accaduto. Il tema dei dati, dei dati sensibili, del controllo, della possibilità di gestire il tema della sicurezza attraverso i dati ci riguarda tutti. Non c'è un confine fisico quando parliamo di dati.”
“Dovremmo interrogarci su come rendere indipendente l'Europa in una lunga filiera che vede il controllo dei dati come minaccia finale, ma che deve essere costruita fin dalla sua progettazione. E con questo dobbiamo anche permettere alle forze di polizia e alle forze dell'ordine di essere più libere di gestire.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, per avere aziende forti e lavoro di qualità, abbiamo bisogno di un'industria manifatturiera tutta completa, e la prevedibilità delle regole è la condizione minima affinché le nostre imprese possano investire, possano crescere, possano restare in Europa.”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, il tema della prontezza, della preparazione alle crisi tocca certamente il tema della sicurezza nel più ampio spettro, c'è quello della difesa, c'è quello dell'economia, c'è quello della sicurezza personale. E oggi è tutto sicurezza cibernetica.”
“Io voglio sottolineare un aspetto significativo, quello dell'indipendenza, della capacità di gestire dati, di controllare il sistema della sicurezza dal punto di vista cibernetico: l'Europa è troppo dipendente, soprattutto dalla Cina. In quest'Aula ho sentito, ridondante, l'accusa verso Israele.”
“Il tema resta comunque un campo di azione degli Stati membri e la proposta italiana sta rendendo dure – inasprendole – le pene quando vi è violenza.”
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“Dovremmo interrogarci su come rendere indipendente l'Europa in una lunga filiera che vede il controllo dei dati come minaccia finale, ma che deve essere costruita fin dalla sua progettazione. E con questo dobbiamo anche permettere alle forze di polizia e alle forze dell'ordine di essere più libere di gestire. Troppe volte le contraddizioni tra privacy e dati diventano una forma di incapacità di difesa. 3-0242-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto solidarietà alla Lituania per quello che è accaduto. Il tema dei dati, dei dati sensibili, del controllo, della possibilità di gestire il tema della sicurezza attraverso i dati ci riguarda tutti. Non c'è un confine fisico quando parliamo di dati. Questo è uno degli argomenti che stiamo trattando anche nella discussione dello Space Act europeo, ma dobbiamo interrogarci anche sulle catene di approvvigionamento che poi gestiscono i sistemi del controllo dei dati. Oggi ogni chip proviene dalla Cina. Potrebbe essere una potenziale capacità di cattura di informazioni. Lo sappiamo attraverso la gestione dei dati sulla mobilità. Lo sappiamo quando trattiamo di dati sensibili sulla sanità.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, per avere aziende forti e lavoro di qualità, abbiamo bisogno di un'industria manifatturiera tutta completa, e la prevedibilità delle regole è la condizione minima affinché le nostre imprese possano investire, possano crescere, possano restare in Europa. Invece, troppo spesso abbiamo fatto l'opposto: una sovraregolamentazione eccessiva, spesso sbagliata, che oggi cerchiamo di correggere. Da un lato semplifichiamo con gli omnibus – e questa è una cosa positiva – ma dall'altro introduciamo norme che mettono in crisi interi settori. Ne citerò alcuni: l'automotive e le scelte sbagliate del solo elettrico. Ora, forse, correggiamo la rotta, ma è un po' tardi. Abbiamo già perso – come ha detto Lei, Commissario Séjourné, in commissione ITRE – 200 000 posti di lavoro dal solo inizio del mandato.”
“Io voglio sottolineare un aspetto significativo, quello dell'indipendenza, della capacità di gestire dati, di controllare il sistema della sicurezza dal punto di vista cibernetico: l'Europa è troppo dipendente, soprattutto dalla Cina. In quest'Aula ho sentito, ridondante, l'accusa verso Israele. Nessuno si interroga su quanto la Cina, oggi, ci stia controllando e questo sembra preoccupare solo noi. 2-0034-0000”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, il tema della prontezza, della preparazione alle crisi tocca certamente il tema della sicurezza nel più ampio spettro, c'è quello della difesa, c'è quello dell'economia, c'è quello della sicurezza personale. E oggi è tutto sicurezza cibernetica. Di fronte a questo contesto, sempre più complesso e di natura ibrida, è importante lavorare su quale capacità l'Europa deve darsi. È di questi giorni il dato per cui gli Stati Uniti stanno aumentando – raddoppiando – la propria capacità produttiva grazie all'intelligenza artificiale. E qui, oggi, noi ci troviamo ancora una volta a dire il vuoto che passa tra la capacità dell'Europa e quella del resto del mondo.”
“Io non ho tanto fiducia nella giustizia, non ho tanto fiducia nei dibattimenti: ho più fiducia nella volontà della donna e nella sua sensibilità e nella sua capacità, anche quando è in una questione di difficoltà, di rispondere, anche di rispondere in un dibattimento. Ma l'incertezza del diritto, soprattutto in questo ultimo periodo, mi appare più grave che non l'espressione vera della donna e della sua volontà. 1-0102-0000”
“Deve essere basata sul consenso la legislazione, perché sappiamo dall'esperienza di centinaia di migliaia di donne, nonché dagli studi della comunità scientifica, che le reazioni del cervello possono non essere di rispondere "No, non mi stuprare"; possono essere di essere paralizzati, di non riuscire a parlare. Ed è per questo motivo che non dobbiamo attaccarci a un dissenso esplicito ma che serve il consenso. Tutto il punto di questa iniziativa riguarda il consenso. 1-0101-0000 Elena Donazzan (ECR), risposta a una domanda "cartellino blu". – Io ritengo, invece, che debba essere molto chiara la volontà della donna, perché altrimenti nei dibattimenti torniamo a anni e anni e anni di difese.”
“Il tema resta comunque un campo di azione degli Stati membri e la proposta italiana sta rendendo dure – inasprendole – le pene quando vi è violenza. Tuttavia, fa bene questo dibattito in Aula, purché non sia il solito tentativo della sinistra di far entrare nell'ampio campo dei diritti non i diritti della donna, compresa la sua difesa, ma generiche quanto fuorvianti teorie "gender". Qui la donna, la sua sensibilità, la sua fragilità, anche fisica, devono essere protagoniste. (L'oratrice accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu") 1-0100-0000 Cecilia Strada (S&D), domanda "cartellino blu". – Onorevole, volevo chiederle, visto che parla di dissenso esplicito, io non sono sicura che lei abbia capito qual è il punto di questa iniziativa.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, la violenza sessuale contro la donna è un crimine grave da punire con certezza e durezza. Per rendere questo delitto punibile, senza dubbio, bisogna che, come dice la convenzione di Istanbul, vi sia l'accertamento caso per caso. Ovvero, la certezza del delitto deve essere inattaccabile nel dibattimento per giungere alla giusta e dura punizione del violentatore. Deve quindi essere al centro della verifica la donna, la sua sensibilità, la sua volontà. Ecco perché noi privilegiamo il concetto di dissenso: di fronte al dissenso della donna sarà più difficile la difesa in giudizio del presunto violentatore, perché sarà un atto chiaro e più facilmente dimostrabile e quindi, da presunto, condannato.”
“Ma la cosa più importante, a mio parere, è una mentalità europea che deve cambiare: noi siamo vissuti in un pacifismo di maniera, pensando che l'Europa non dovesse più occuparsi di essere pronta. E allora minacce esterne, guerra ibrida, terrorismo in Europa: diverse sono le possibilità che abbiamo e diverse sono le esperienze negli Stati membri, in Italia si basano sui campi scuola dell'Associazione nazionale alpini, in Lituania si cerca il reclutamento volontario obbligatorio, la Germania e la Francia stanno già cambiando mentalità. Abbiamo bisogno di avere anche un modello di riferimento europeo. 2-0224-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, il contesto geopolitico è evidente a tutti. Se avessimo letto un po' di più gli studi strategici militari, ne avremmo avuto maggiore contezza, però bene che la Commissione abbia accelerato e abbia dato tanti strumenti di discussione, oggi. Il primo è stato EDIP, sono stata relatore ombra in questo: il rafforzamento dei rapporti dentro la base industriale per una filiera della politica della difesa, che abbia in Europa una sua struttura importante, senza per questo trascurare i paesi terzi, è fondamentale. Abbiamo bisogno di maggiori fondi e maggiore finanza, e anche di questo è già stato detto. Il secondo tema è quello della governance: il rapporto e il maggiore coordinamento tra gli Stati membri. E, sulle infrastrutture, anche qui, è evidente come noi si debba essere più capaci di ragionare.”
“Qui, oggi, non posso non ricordare Valerio, Davide e Marco, i tre carabinieri che hanno perso la vita in provincia di Verona, in Italia, in modo tragico e insensato: a loro e a tutto il corpo dei carabinieri va il nostro pensiero, il nostro grazie. E trovo inaccettabile che qualcuno, anche in quest'Aula, abbia tentato di giustificare questo vile atto farneticando sul capitalismo, invece di condannare senza esitazioni la violenza. Sto parlando della collega Salis, impunita anche in quest'Aula, e della sua disobbedienza solita. Per garantire sicurezza, prima dobbiamo rispetto a chi veste la divisa. 2-0121-0000”
“Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, abbiamo un crescente problema di sicurezza interna dentro l'UE, nelle nostre città, nelle nostre case. Da un lato, serve un approccio alla sicurezza e alla difesa che coinvolga l'intera società, come ci ricorda il rapporto Niinistö: rafforzando le nostre capacità militari e ripensando il ruolo della leva, di un servizio, soprattutto per i giovani, e di una riserva più ampia. Dall'altro, dobbiamo riconoscere il ruolo fondamentale delle forze di polizia e di sicurezza. Negli ultimi giorni abbiamo visto cortei pseudo-pacifisti manifestare in favore di Gaza e trasformarsi in violenti attacchi contro chi, in divisa, stava solo garantendo ordine e legalità.”
“Abbiamo questi soldi per elettrificare tutta la nostra Europa? Intanto altri dati: le fabbriche chiudono, il mercato cinese ci ha invaso, il 55 % delle importazioni di auto elettriche sono cinesi. Se questo è il vostro risultato di difesa dell'industria europea dell'automotive, io vi consiglio di cambiare rotta. E se andiamo a votare, in quest'Aula sono convinta ci sarà un'altra maggioranza. 3-0214-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, Lei ha dichiarato il futuro dell'auto elettrica, riprendendo le parole di von der Leyen, e qualcuno l'ha anche detto. Mi chiedo se siete produttori, analisti, esperti. A me date un po' l'idea di essere con la dimensione dei Soviet, con la proposta della piccola car elettrica, la Lada, o le fabbriche di batterie che non ci sono ancora. Allora c'è del realismo e i numeri dicono un'altra cosa. I numeri dicono che non si vedono né auto né camion elettrici. E, se facciamo due conti sui camion, provate a vedere quanto sta una batteria in un camion, quanto spazio prende, quanto spazio di trasporto, quanto costa, quanto ci mette a ricaricarsi e quanto ci costano le grid. Quanto costa la rete di elettrificazione in tutta Europa?”
“Chi manifesta distruggendo le città e obbligando gli ebrei a nascondere la loro appartenenza e i bambini israeliani a dover cambiare la scuola. È responsabile di antisemitismo quella brigata di provocatori del mare che hanno violato le regole internazionali per il loro sentirsi impuniti e sopra le leggi di uno Stato sovrano. Così si giustificano le azioni degli estremisti islamici. Ed è una vergogna che alcuni colleghi, coperti dall'immunità parlamentare, abbiano voluto mostrare al mondo di essere impuniti, ma forse da oggi non è più una novità. Ci sono cinquanta ostaggi ancora, chiediamo solo la loro liberazione e questa è la pace. 2-0382-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'antisemitismo cresce in Europa. E chi è il responsabile? Responsabile è chi non condanna l'aggressione brutale del 7 ottobre: famiglie nelle case, giovani a un concerto, bambini uccisi, donne violentate, anziani picchiati. Chi paga e fornisce le armi ad Hamas è responsabile. E quelle strane ONG che alimentano la propaganda antisemita con i soldi pubblici. Solo a Gaza, 1 300 giornalisti, tutti palestinesi, e, solo a Gaza, 13 000 dipendenti pagati con i soldi dell'ONU. È responsabile di antisemitismo tutta la propaganda pro-Pal. In Europa, chi brucia le bandiere di Israele o chi porta striscioni con scritto "7 ottobre: Giornata della resistenza palestinese". Questo è antisemitismo.”
“Perché senza il controllo anche della produzione, senza il rafforzamento delle nostre grandi industrie di Stato – e ce ne sono e di grande valore – insieme a una supply chain che deve essere costruita e rafforzata anche con l'aiuto dei fondi europei, la nostra capacità di avere il controllo della componentistica, il controllo dei dati e il controllo dei sistemi sarebbe inadeguata. Oggi il tema della sicurezza riguarda la componente civile e militare, ma forse un unico grande ambiente: è quello che noi dobbiamo provare a difendere e tutelare, comprendendo che la prima questione dello spazio è riconoscerlo come dominio. 3-0460-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, credo che sia molto opportuno che, al di là dei fatti che accadono oggi per cui va la nostra vicinanza alla Polonia, ma può accadere dappertutto, noi si stia iniziando da qualche giorno a discutere lo Space Act. Ha molto a che fare con il tema della sicurezza; ha molto a che fare con la sovranità dell'Europa nella gestione dei propri dati e dei propri sistemi di controllo, della produzione, che deve vederci capaci di recuperare un divario che c'è tra i maggiori produttori al mondo.”
“Dobbiamo avere un approccio rinnovato al tema del nucleare, senza pregiudizi sbagliati. Quella è un'energia pulita che oggi deve vedere l'Europa, e l'Italia questa scelta ha fatto: investire in questo campo. 2-0246-0000”
“Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, le tecnologie pulite sono patrimonio dell'Europa. L'approccio culturale al rispetto ambientale è europeo – certamente più di altre nazioni nel mondo – ma quello che noi rischiamo oggi è di essere fuori dal mercato. Ci serve tornare a un approccio pragmatico e a un approccio di principio sulla neutralità tecnologica. È scritto nei nostri trattati, non è applicato. Noi, oggi, adottiamo leggi che impediscono questo tipo di approccio, cercando quasi di dirigere, da un punto di vista assolutamente tecnocratico, le vie. Abbiamo bisogno di parlare di carburanti rinnovabili, abbiamo bisogno di non demonizzare i grandi investimenti fatti dall'automotive, non c'è solo l'auto elettrica, che peraltro dipende totalmente dalla Cina e diventerà sempre più costosa e sempre meno disponibile.”
“Inaccettabile usare i propri figli come scudi umani, inaccettabile usare gli ospedali come centri di comando del terrorismo. 2-0529-0000 PRÉSIDENCE: YOUNOUS OMARJEE Vice-Président 2-0530-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, Israele ha il coraggio di fare quello che l'Europa non ha il coraggio di fare. Israele ha il coraggio di difendersi quando è sotto attacco. Non possiamo dimenticare che il 7 ottobre 1 400 vittime erano civili, bambini, anziani nelle loro case, ad un concerto, e 250 rapiti, di cui 30 bambini. Israele ha il coraggio di reagire e di difendersi. È sotto attacco ogni giorno, ma i giornali europei, i giornali del mondo, non ne parlano. Israele ha il coraggio di dire chi è colpevole, di sapere che dietro quel terrorismo di Hamas c'è l'Iran. Ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Ha il coraggio di dire che questo terrorismo è quello che commuove l'Europa e le anime fragili quando vedono dei bambini. Ma quei bambini sono i figli di quei terroristi che vengono usati da loro come scudi umani.”
“E allora tutte le fonti energetiche, anzi diversificazione delle fonti; tutte le energie, anzi, come ha fatto il governo italiano, fare accordi per riuscire ad avere altre vie di approvvigionamento, anche per il gas, e soprattutto il nucleare, che non può rimanere una questione non affrontata del tutto. 1-0299-0000”
“Si cita, giustamente, il modello finlandese, che è una preparazione a tutto campo, dalle forze armate alla cittadinanza, all'evidenza che deve esserci una formazione molto seria, una sorta di reclutamento dei cittadini. Ecco, il problema della preparazione è che siamo molto impreparati. 2-0331-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, c'è un film che amo molto, Fight Club. A un certo punto entrano nell'abitacolo dell'aereo e sostituiscono le carte. Le carte erano tutte rassicuranti: c'era un disastro aereo ma volti sorridenti e pacati uscivano con garbo. Ecco, a me pare che qui stia accadendo questo: ovvero lei, signora Commissaria – con tutto il rispetto – ha usato toni rassicuranti, ha parlato di pace e prosperità, ha fatto un video molto rassicurante dove faceva uscire dalla sua borsa un kit di sopravvivenza. Ma io direi che non si è letta la relazione Niinistö, che dice tutt'altro: analizza pienamente qual è lo stato di impreparazione di questa Europa.”
“Deve perciò cambiare il paradigma e dobbiamo agire per la difesa della nostra sovranità. In primis, oggi riguarda la produzione industriale/personale e la libertà. 2-0297-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è una preghiera di un'associazione di ex militari che dice: "salva noi, armati come siamo di fede e di amore". L'Europa ha perso la fede e ha confuso l'amore, e oggi ha un problema di sicurezza piuttosto evidente. Dobbiamo uscire da questa ipocrisia e affrontare il tema con chiarezza; la strategia di sicurezza interna è un'esigenza fondamentale. Non solo armi, certo! Ma anche armi, anche eserciti, anche forze militari, e certamente la sicurezza però riguarda molto di più: riguarda i cittadini; riguarda i dati di questi cittadini, le imprese; riguarda i confini; riguarda i domini; riguarda la terra, il mare e oggi anche lo spazio; riguarda le fonti energetiche, l'acqua, le materie prime, le infrastrutture strategiche. È una guerra ibrida e dobbiamo averne consapevolezza e preparazione.”
“Ho gestito crisi aziendali per 15 anni: il sindacato è sempre stato il mio grande partner, ma non in contrapposizione con l'azienda, per cercare di andare nella continuità produttiva e nella difesa dei posti di lavoro. Questa mozione non va in questa direzione. Il gruppo ECR domani voterà contro e proporremo una risoluzione alternativa proprio per mettere al centro impresa e lavoratori. 3-0311-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, per quattro generazioni, questa azienda aveva trasformato le proprie produzioni perché lo chiedeva il mercato; nell'ultima stagione, perché lo chiedono le leggi europee e il mercato non le segue. Questo ci dice l'azienda Gnutti nella visita che la commissione ITRE ha fatto in Italia. Questa mozione nasceva – e la relatrice lo sa – per rispondere al tema dell'automotive e per la perdita di lavoro e chiusura delle imprese. Ma l'automotive viene completamente ignorato. La relatrice, addirittura, dice che è una grande opportunità il Green Deal. L'opportunità è quella di vedere chiuse le aziende e persi posti di lavoro. La relatrice in quest'Aula ha detto che la destra, le destre, vogliono escludere il sindacato.”
“Ecco, nel libro bianco mi aspetto che ci siano valutazioni di questo tipo, perché avremmo bisogno di un'industria della difesa, avremo bisogno di dual use, avremo bisogno di forze armate sempre più preparate e di nostri soldati sempre più sicuri, perché a loro va il nostro grazie. E, come ha detto nella relazione di Niinistö, c'è anche da guardare alla popolazione, che deve essere più preparata. E soprattutto ai giovani dobbiamo parlare, affinché possano avere più amor di patria e capacità di difesa. 2-0376-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, se questo è il tempo delle scelte forti, Commissario, come ha detto lei, perché il contesto è completamente mutato e oggi dobbiamo discutere di alcuni temi che pensavamo lasciati alla tranquillità: dobbiamo difendere la nostra civiltà, la nostra economia e i nostri confini in un contesto di conflitto ibrido permanente. Accanto ad alcuni che abbiamo identificato come problemi, però, ce ne sono altri, di scenari: oltre a quello Russia-Ucraina, c'è il Medio Oriente, c'è il Centrafrica, ci sono altri soggetti pericolosi per noi, c'è la Cina, c'è il ruolo della Turchia, c'è il ruolo dell'Iran, c'è l'islamismo che avanza.”
“E, dall'altra, quello che accade rispetto alla tempistica: noi siamo aperti a ogni confronto, con al centro sempre la sovranità e l'indipendenza, in questo tema così delicato che è quello della sicurezza delle comunicazioni. 4-0146-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, abbiamo un tema, riguarda i bisogni e il tempo. I bisogni sono evidenti, è un bisogno di sicurezza ora, immediato. E quello del tempo è che non abbiamo tempo. IRIS2 resta un programma di grande rilevanza e va sostenuto in ogni condizione, ma non è pronto. Sarà pronto nel 2030, secondo le previsioni, ma sappiamo che le previsioni spesso vanno oltre. Ma il tema del bisogno è evidente e in tante occasioni qui ne abbiamo trattato. La preoccupazione – e rispondo ai colleghi di Renew, che sembrano essere così interessati a ciò che accade in Italia – è esattamente questa: l'Italia e il governo Meloni hanno ben chiaro che cosa significa avere bisogni di sicurezza per l'Italia, per l'Europa, per le imprese italiane ed europee.”
“Questa ammissione ci deve far vedere che le derive ideologiche di una teoria tutta verde che impone all'industria e alla vita economica di andare in un'unica direzione è fallimentare. 3-0240-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie Commissario per la sua presenza. Teoria e ideologia sono nemiche della competitività, e i numeri parlano. I numeri ci dicono che la realtà è un'altra. In Europa l'acciaio ha avuto un -30 % dal 2008, l'alluminio ha avuto un -22 % negli ultimi due anni. L'energia: ci siamo illusi di poter guardare il sole, avere il vento e tutto questo sarebbe stato sufficiente. Peccato che sole e vento non sono sempre costanti e abbiamo limitato le fonti con delle direttive. Noi ci siamo autolimitati e oggi predichiamo competitività. La competitività ce la insegna il mercato e ce la insegnano le aziende. Oggi abbiamo bisogno di una bussola, ed apprezzo il passaggio dove Lei dice che c'è necessità di trovare un orientamento, è già un'ammissione che abbiamo perso l'orientamento.”
“Ebbene, tutto questo sembra non trovare spazio e l'approccio di questa posizione della commissione EMPL sarà molto assistenzialista. Io credo che sia molto sbagliato. 2-0285-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, la settimana prossima voteremo la posizione del Parlamento europeo sul Fondo sociale europeo Plus. Sono molto preoccupata, da relatrice ombra, di quello che sta accadendo, perché è molto distante dal dibattito di quest'Aula. Quest'Aula ha riconosciuto il rapporto tra scuola e lavoro, la transizione e la formazione professionale con il suo ruolo centrale. Ho governato per anni una tra le più grandi regioni d'Italia e abbiamo usato molto bene il Fondo sociale europeo, a detta della Commissione e della Direzione generale. Però abbiamo spinto sulla formazione professionale durante tutto l'arco della vita. Abbiamo creduto nell'istruzione tecnica e tecnologica superiore. Abbiamo costruito rapporti tra mondo della scuola e mondo del lavoro con le imprese attraverso l'alternanza scuola-lavoro.”
“Come dice sempre il ministro della Difesa italiano, ogni euro investito in difesa genera due euro addizionali e per ogni persona occupata nelle grandi imprese ve ne sono tre nel settore delle piccole e medie imprese. Ci vogliono risorse e vanno tolte dal patto di stabilità, come anche già detto dal Commissario Kubilius. Ecco, investire in difesa travalica il settore militare ed entra pienamente nel settore civile. 3-0147-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, il rafforzamento della nostra difesa e sicurezza passa necessariamente tramite il rafforzamento della nostra industria della difesa e sicurezza e una scelta consapevole, culturale e politica. Per anni è stato un tabù parlare di investimenti in difesa, era impensabile per ogni tipo di discorso disallineato al Green Deal. Oggi, a causa della situazione geopolitica, il paradigma è cambiato, ma ci troviamo a rincorrere anni di sottoinvestimenti nella difesa, di diminuzione delle nostre forze militari, anche in termini di età, e di debolezza della popolazione civile come consapevolezza. Per questo, l'Europa non può ritardare ancora e deve subito investire in difesa: si tratta di investimenti che generano benessere.”