Cecilia Strada
Member of the European Parliament · S&D · IT
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, le conclusioni del Consiglio europeo dedicano spazio alla Palestina, mentre in quest'Aula ogni proposta di dibattito o risoluzione sul tema viene sistematicamente bloccata dalla destra e dal centro‑destra.”
“Perché non spingete i vostri ministri ad adottare delle sanzioni efficaci, come fu fatto con la Russia nel 2022? Invece, il Parlamento deve ritrovare la voce. Il Parlamento sta in silenzio davanti a un genocidio: è un silenzio colpevole, è un silenzio pesante, è un disonore per questa istituzione. 3-0024-0000”
“Signora Presidente, signora commissaria, onorevoli colleghi, la guerra che verrà non è la prima, scriveva Bertolt Brecht nel 1939, prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell'ultima c'erano vincitori e vinti. Fra i vinti, la povera gente faceva la fame, fra i vincitori faceva la fame la povera gente, ugualmente.”
“E qui abbiamo un piano d'azione, cara commissaria, ma senza nuove risorse. Però un piano d'azione senza risorse rischia di essere solo un pezzo di carta. Dove possiamo trovarle queste risorse? Cominciamo a tassare pesantemente gli extraprofitti del settore delle armi, per esempio, dell'energia, del petrolio.”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, nel sistema multilaterale il diritto internazionale è più forte delle armi. I diritti umani sono più forti del profitto. Lo Stato di diritto è più forte delle autocrazie. Questa è la posizione dell'Europa, almeno sulla carta.”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, ancora una volta sono qui, a parlare di crimini di guerra. Io veramente odio ripetermi, ma non posso smettere: non smetteremo di denunciare.”
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“Perché non spingete i vostri ministri ad adottare delle sanzioni efficaci, come fu fatto con la Russia nel 2022? Invece, il Parlamento deve ritrovare la voce. Il Parlamento sta in silenzio davanti a un genocidio: è un silenzio colpevole, è un silenzio pesante, è un disonore per questa istituzione. 3-0024-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, le conclusioni del Consiglio europeo dedicano spazio alla Palestina, mentre in quest'Aula ogni proposta di dibattito o risoluzione sul tema viene sistematicamente bloccata dalla destra e dal centro‑destra. Questo mese è stata bocciata anche la proposta di dibattito sul dottor Abu Safiya, pediatra palestinese imprigionato da 18 mesi senza processo, che sta rischiando la vita. A giugno, i leader europei hanno scritto nero su bianco che: Israele deve ritirarsi da Gaza; la linea gialla è inaccettabile; i ministri israeliani promuovono violazioni dei diritti umani; la nuova legge sulla pena di morte è discriminatoria e inumana e va abrogata; la colonizzazione della Cisgiordania è una grave violazione del diritto internazionale. Lo sapevamo già: caro Consiglio, oltre alle parole, però, servono i fatti.”
“E qui abbiamo un piano d'azione, cara commissaria, ma senza nuove risorse. Però un piano d'azione senza risorse rischia di essere solo un pezzo di carta. Dove possiamo trovarle queste risorse? Cominciamo a tassare pesantemente gli extraprofitti del settore delle armi, per esempio, dell'energia, del petrolio. Andiamo avanti tassando il giusto le grandi multinazionali dello spazio digitale. Togliamo quei soldi dalle tasche di chi è già milionario e usiamoli per la povera gente che fa la fame, tra i vinti e tra i vincitori. 3-0305-0000 Procedura "catch-the-eye" 3-0306-0000”
“Signora Presidente, signora commissaria, onorevoli colleghi, la guerra che verrà non è la prima, scriveva Bertolt Brecht nel 1939, prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell'ultima c'erano vincitori e vinti. Fra i vinti, la povera gente faceva la fame, fra i vincitori faceva la fame la povera gente, ugualmente. È ancora così, è sempre così. Lo scenario internazionale di guerra e di crisi sta impoverendo la popolazione anche qui, mentre qualcun altro diventa ancora più ricco. L'industria europea delle armi, per esempio, nel 2024 ha aumentato i ricavi del 13 %. Così, mentre in Europa ci sono più di un milione di persone senza casa, qualcun altro sta comprando la sua decima casa al mare grazie agli extraprofitti della guerra, cioè grazie al fatto che altri esseri umani vengono uccisi dall'Ucraina al Libano, passando per Gaza.”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, nel sistema multilaterale il diritto internazionale è più forte delle armi. I diritti umani sono più forti del profitto. Lo Stato di diritto è più forte delle autocrazie. Questa è la posizione dell'Europa, almeno sulla carta. Nella relazione che voteremo domani, il Parlamento ribadisce una ferma condanna nei confronti dei talebani, un regime che impone un apartheid di genere: in Afghanistan le donne non possono lavorare, non possono studiare, non possono neanche cantare. Eppure, a giugno, la Commissione riceverà a Bruxelles una delegazione di talebani per parlare di rimpatri. La Commissione, quindi, darà legittimità politica a un regime di uomini brutali e ricercati dalla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità.”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, ancora una volta sono qui, a parlare di crimini di guerra. Io veramente odio ripetermi, ma non posso smettere: non smetteremo di denunciare. Non smetteremo perché sentiamo parlare di pace mentre Israele mantiene l'occupazione militare del Libano, perché si parla di aiuti umanitari mentre l'aviazione israeliana uccide i civili con attacchi quadrupli. Due settimane fa l'IDF ha bombardato un palazzo a Mayfadoun; poi ha bombardato i soccorritori, poi ha bombardato i soccorritori dei soccorritori e poi ha bombardato le ambulanze che erano arrivate da una città vicina per aiutare. Si parla di cessate il fuoco ma ieri Israele ha bombardato nel sud del Paese: undici morti, tra cui tre soccorritori.”
“Signor Presidente, signor Commissario McGrath, onorevoli colleghi, sono stata nel carcere italiano di Busto Arsizio, dove il tasso di sovraffollamento è superiore al 200%. È un inferno, con letti a castello a tre piani, con i detenuti che dormono a un palmo dal soffitto, con cavi della luce esposti ovunque. Lì i tre metri quadri di spazio per detenuto evidentemente sono un miraggio, come in troppe prigioni italiane. In cella muore la dignità e muoiono i prigionieri. Pochi giorni dopo la nostra visita a Busto Arsizio, un detenuto si è impiccato ed è il 15º suicidio dall'inizio dell'anno nelle carceri italiane. Il sovraffollamento è frutto dell'abbandono sistemico che sta facendo marcire lo Stato di diritto nelle prigioni d'Europa.”
“Ed ecco perché abbiamo bisogno di cambiare le leggi e chiediamo alla Commissione europea di proporre una legislazione sullo stupro basata sul consenso – libero e revocabile – perché troppe donne, dopo una violenza, non ottengono giustizia. Quando un uomo viene brutalmente aggredito per rubargli il portafoglio, qualcuno si sognerebbe mai di dire "Ma hai detto no chiaramente?" Nessuno lo farebbe mai. Nessuno direbbe a un uomo "Perché se non hai gridato no, allora forse ha ragione il tuo rapinatore!". E allora perché si chiede alle donne di dimostrare che hanno detto di no? La vergogna deve cambiare parte, come ci ha insegnato Gisèle Pelicot, la cultura deve cambiare: la responsabilità è sempre dello stupratore, mai della vittima. E soltanto sì vuol dire sì. 1-0137-0000”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, una donna su tre nell'Unione europea ha subito violenza – a casa, sul lavoro, in pubblico. Una donna su cinque ha subito uno stupro. Noi dobbiamo fare molto di più per fermare questa epidemia, a partire dall'educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Bisogna smettere di dire alle donne come devono vestirsi: bisogna cominciare a insegnare agli uomini che non si stupra. E sapete che soltanto una donna su otto denuncia alla polizia? Spesso perché le violenze sono compiute da un partner, un familiare, un conoscente, ma anche perché quando denunci rischi di finire tu sul banco degli imputati.”
“E, cara Commissione, che non sia perfetto non è una scusa per non attivarlo: per lo Stato di diritto, per la dignità delle vittime, per i nostri giudici, per l'Europa. Se l'Europa non agisce, altri cittadini, altre aziende finiranno nel mirino. La Corte è soltanto l'inizio. È un anno che vi chiediamo di attivare il regolamento di blocco e di proteggere la Corte. Va fatto ora. Che cosa state aspettando? 3-0387-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, cara Commissione, quando la Corte penale internazionale viene attaccata, è l'Europa a essere attaccata, i nostri valori sono nel mirino: la dignità umana, il diritto internazionale umanitario, la pace, l'indipendenza della magistratura. La Corte porta giustizia alle vittime delle atrocità e condanna i criminali di guerra. È per questo che viene colpita. Chi lavora sul caso Ucraina è stato minacciato, sanzionato, condannato al carcere in Russia, come per esempio il primo vicepresidente Rosario Aitala. Poi gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro undici giudici e procuratori che lavorano sul caso Palestina: vogliono costringere la Corte a piegarsi alle potenze straniere. Questa cosa non può succedere. Per questo il regolamento di blocco va attivato ora.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, il governo spagnolo ha realizzato quello che le destre non riescono a fare. Ha fatto sparire mezzo milione di stranieri irregolari in un battibaleno. Come ha fatto? Con i muri e le deportazioni? No, ha usato la meravigliosa luce della legge. Ha avviato una sanatoria per regolarizzare chi già vive e lavora in Spagna e non ha commesso reati. La regolarizzazione è uno strumento della politica, in passato utilizzato anche dalle destre, che fa bene a tutta la società, trasforma gli invisibili in cittadini con diritti e doveri, riduce il lavoro nero così come la possibilità di finire nelle reti criminali. Chi è regolare può pagare le tasse, sostenere i servizi pubblici, le pensioni, ecc.”
“Ma se vogliamo dimostrare di credere davvero nell'autodeterminazione dei popoli e nella democrazia dal basso, c'è ancora qualcosa che possiamo fare: apertura di corridoi umanitari e monitoraggio della pacifica implementazione del cessate il fuoco, introdurre delle condizionalità relative ai diritti umani nelle nostre relazioni con la Siria, accountability, responsabilità, e sanzioni mirate per chi ha commesso violazioni contro i civili nell'ultimo mese. La vita di decine di migliaia di persone è stata stravolta dalle recenti violenze. Non lasciamole sole ancora una volta. Spas! 2-0322-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissaria, non possiamo nasconderci: l'Unione europea è rimasta a guardare in silenzio durante la violenta avanzata delle forze del governo di transizione siriano nel nord-est del paese. Siamo corsi a concludere l'intesa con il nuovo presidente, chiudendo gli occhi sul suo passato, e abbiamo abbandonato il popolo curdo al suo destino. I curdi, che hanno combattuto contro l'Isis e l'hanno sconfitto pagando un prezzo altissimo. I curdi, che nel Rojava hanno costruito uno straordinario esperimento di democrazia dal basso, ecologista e femminista. Ora, comprensibilmente, abbiamo perso la credibilità agli occhi dei curdi di tutta la regione.”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, il nuovo piano d'azione non è soltanto un'occasione per rilanciare il pilastro europeo dei diritti sociali. È anche un'opportunità per mostrare che, in mezzo alla paura e all'incertezza, l'Unione europea ha ancora a cuore la sicurezza sociale di cittadini e cittadine. Guardiamo i risultati dell'ultimo Eurobarometro. Chiede dove dovrebbero andare i soldi del budget europeo e per lo più cittadine e cittadini rispondono: lavoro, politiche sociali, salute pubblica, educazione. Questo perché le persone a rischio povertà nell'Unione europea sono 93 milioni, il 21 % della popolazione. Le persone senzatetto sono circa un milione. In alcuni Stati membri l'abbandono scolastico è superiore al 12 %.”
“Perciò mi soffermo su quel punto di propaganda che più mi indigna, quando in quest'Aula sento dire che dobbiamo chiudere i confini per proteggere le nostre donne. Chi dice queste cose sono le stesse identiche persone che, quando si tratta di votare per dare più diritti alle donne, votano contro. E che quando si tratta di istituire l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, contro le violenze di genere, contro i femminicidi, si oppongono. È questo che bisognerebbe fare per proteggere le donne, non dire bugie sull'immigrazione. 3-0218-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando parliamo di immigrazione in quest'Aula vola sempre la disinformazione. "C'è una migrazione incontrollata": falso. Il 97 % della popolazione mondiale vive nel paese in cui è nato e i numeri sono così da quando li raccogliamo. E anche Frontex ci dice che gli arrivi e le richieste di asilo sono in diminuzione. "Vogliono invadere l'Europa": falsissimo. La maggior parte delle persone che lascia il proprio paese rimane nella regione circostante. "Arrivano qui e non vogliono fare nulla", "arrivano qui e ci rubano il lavoro": su questo la destra si dovrebbe mettere d'accordo, quale delle due? "Le ONG che salvano vite sono complici dei trafficanti di esseri umani": bugia. "Aprire le porte ai migranti significa far entrare i terroristi": bugia. E potrei andare avanti molto a lungo, ma ho solo un minuto.”
“Quindi, da oggi, chi vuole chiedere protezione in Europa – magari un oppositore politico, magari una giornalista come Mzia Amaglobeli, a cui proprio ieri abbiamo assegnato il premio Sacharov – avrà molte meno garanzie per chiedere protezione in Europa e avrà molti meno diritti. Ieri abbiamo tutti quanti detto grazie al popolo georgiano che resiste e lotta per la democrazia. Oggi, forse, al popolo georgiano dovremmo chiedere scusa. 3-0423-0000”
“Signor Presidente, signor Commissario McGrath, onorevoli colleghi, in quest'Aula stiamo discutendo dell'inquietante deriva antidemocratica in corso in Georgia. Intanto, al piano di sopra, Commissione, Consiglio e Parlamento stanno concordando per inserire la Georgia nella lista europea dei paesi sicuri di origine. Quest'anno la repressione del governo in Georgia è stata brutale: detenzioni arbitrarie, torture di manifestanti, proposte di scioglimento dei partiti di opposizione, criminalizzazione dei media eccetera eccetera. Possiamo parlare per ore del collasso delle libertà fondamentali in Georgia, eppure – lo ripeto – oggi stesso l'Unione europea sta definendo la Georgia paese sicuro di origine per i propri cittadini.”
“Le organizzazioni che incontriamo, israeliane e palestinesi – tutte, da B'Tselem ad Al‑Haq – ci chiedono tutte la stessa cosa: dovete aumentare la pressione sul governo di Israele, non ridurla. Quindi, mentre qualcuno continua a elogiare l'unica democrazia del Medio Oriente, io continuo a chiedere all'Europa di fare il suo dovere: sospendere l'accordo di associazione, stop alle armi da e per Israele, sospendere i finanziamenti, sospendere il commercio, pretendere lo smantellamento delle colonie, difendere la Corte penale internazionale. L'alternativa è continuare a essere complici del genocidio e dell'apartheid. 2-0603-0000”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, i soldati israeliani hanno usato i ragazzini palestinesi come scudi umani. Ce l'hanno detto gli stessi soldati, grazie a Breaking the Silence, ed è soltanto una delle storie dell'orrore che sento ogni giorno. Sono stata in missione per il Parlamento e nei territori occupati ho visto la brutalità dei coloni: non sono episodi isolati, sono lo strumento del governo per conquistare la Cisgiordania. Intanto, centinaia di persone sono state uccise durante il cosiddetto cessate il fuoco. Il fuoco non è cessato per niente, e se non le uccide la IDF le ammazzano la fame e il freddo, come sta succedendo ai neonati nelle tende a Gaza.”
“E va fatto non per bontà, per carità o per potersi guardare allo specchio senza vergogna – cosa che comunque è molto importante – va fatto perché è un obbligo di comportamento, che deriva dal diritto internazionale: non cooperare con chi sta commettendo queste cose. Se non lo facciamo, rischiamo di finire dalla parte dei criminali. 2-0378-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, anch'io volevo fare un paio di precisazioni. Una per i colleghi deputati di destra, che prima si dicevano molto preoccupati del nucleare iraniano: lo sono anch'io, ma volevo dire che c'è un paese, in Medio Oriente, che ha un programma nucleare segreto, dove gli ispettori non possono entrare, un paese che non ha firmato né ratificato i trattati di non proliferazione nucleare. Quel paese è Israele. E, invece, alla Commissione volevo ricordare l'obbligo di fare tutto quello che è in proprio potere per fermare non solo la carneficina in corso a Gaza, ma anche l'apartheid in Cisgiordania.”
“I think it should be a political and moral duty of this Parliament not to give legitimacy to an actor who is clearly not in line with EU values and even with our transparency rules. Thank you very much for clarification and appropriate actions. 1-0055-0000”
“Madam President, I would like to raise a point of order on a possible breach of Article 7, Annex 1 of the Rules of Procedure. The Gaza Humanitarian Foundation apparently was welcomed in the European Parliament on 2 July and met with several MEPs, including the chair for the Delegation for relations with Israel, yet, to date, GHF is not listed in the transparency register, so such meetings are in disregard of our internal transparency procedures. Moreover, we know that GHF has been condemned by all relevant actors for violating the core principles of humanity, impartiality and independence. According to Amnesty International, 500 people were killed and nearly 4 000 injured in four weeks at GHF distribution hubs.”
“Tre: tra un paio di giorni finiscono le scorte di carburante. Poi niente più generatori per gli ospedali, niente ambulanze, niente di niente. Il lavoro dell'ONU è gravemente limitato, gli operatori umanitari muoiono insieme ai civili e l'Europa non riesce a fare nulla per fermare il massacro. Europa svegliati! Gli strumenti per fermare Netanyahu li abbiamo, bisogna volerli usare. 3-0176-0000”
“L'Europa deve fermare il piano criminale di conquista della Striscia, deve pretendere l'ingresso illimitato e senza impedimenti degli aiuti umanitari, che devono essere gestiti dalle Nazioni Unite e non da un'oscura fondazione americana militarizzata. Dobbiamo fermare la compravendita di armi per e da Israele, pretendere la fine dell'apartheid e la restituzione dei territori occupati illegalmente. Signori, tutto quello che facciamo ogni settimana – giustamente – per l'Ucraina lo dobbiamo fare anche per la Palestina. 1-0119-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono appena tornata dal valico di Rafah, dove sentivamo il rumore delle bombe ogni due minuti: ci sono lì 80.000 metri quadri di aiuti umanitari che Israele blocca dal 2 di marzo, mentre le persone letteralmente stanno crepando di fame a Gaza. L'altro ieri sono entrati pochissimi camion, una goccia nell'oceano, e anche questi, a stamattina, non erano stati distribuiti: è stata soltanto propaganda molto crudele. Gli uomini e le donne palestinesi che abbiamo incontrato in questi giorni ci hanno detto tutti una cosa: Europa, sii coraggiosa. Ieri c'è stato finalmente un passo importante: la decisione di rivedere l'accordo UE-Israele. Ma non basta, davanti a un genocidio.”
“Signor presidente, onorevoli colleghi, se l'Europa si occuperà solo dei problemi interni dei singoli Paesi, resteranno in piedi le cause di conflitti, di militarismi, di guerre. Così scrivevano Altiero Spinelli e gli altri fondatori del Movimento federalista europeo nel pieno della Seconda guerra mondiale, finita 80 anni fa. Una triste profezia. Oggi i ragazzi e le ragazze d'Europa studiano gli orrori della Seconda guerra mondiale, il genocidio degli ebrei, lo sterminio di disabili, rom, sinti, omosessuali e si chiedono: qualcuno poteva fermare questo orrore e non l'ha fatto? Fra qualche anno anche noi saremo sui libri di storia: Commissione, Consiglio, questo Parlamento. Saremo su una pagina nera.”
“E c'è anche un'enorme tassazione sugli extraprofitti dell'industria bellica, perché non penso che nessuno debba diventare ricco sulle sofferenze della popolazione civile; c'è la lotta alle disuguaglianze, perché la pace non è assenza di guerra ma la pienezza dei propri diritti; c'è la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, che è un'altra cosa che siamo un po' stracciando. Ci sono paesi che, in nome della sicurezza, stanno effettuando dei respingimenti collettivi, che sono vietati. Ecco, cara Commissaria, io sono preoccupata perché se, in nome della sicurezza, accettiamo di ridurre la protezione dei diritti delle persone e accettiamo di ridurre le nostre leggi e i nostri valori, temo che non ci rimanga molto da difendere. 2-0361-0000”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, io non sono d'accordo su quasi nulla di quello che la Commissione sta facendo per prepararci alle grandi sfide che ci attendono. Io, nella mia borsa della resilienza, ho messo il diritto internazionale umanitario, che ogni giorno è sotto attacco e viene stracciato, non solo da Putin. Le cito un altro caso: dal governo Netanyahu. Nella mia borsa ci sono le convenzioni internazionali importantissime, come il trattato di Ottawa e la convenzione di Oslo, che vietano la produzione di mine antipersona e di munizioni a grappolo; diversi paesi europei ne vogliono uscire in nome della sicurezza. Nella mia borsa c'è un'Europa che lavora per il disarmo, non per la proliferazione.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, volevo tornare un momento sull'intervento del deputato Vannacci. Oltre a condividere quello che sottolineava la collega, vorrei anche far notare che i toni aggressivi che ha utilizzato nei confronti della Commissaria Lahbib, nonché la parte finale del suo intervento in cui invita a imparare a correre perché potrebbe servire, sono, credo, da tutti quelli che hanno orecchie per ascoltare, percepibili come minacce. Non sono accettabili in quest'Aula, dei toni aggressivi e delle minacce nei confronti della Commissaria, quindi forse sono toni che vanno bene nel suo movimento, ma sicuramente non in quest'Aula. 2-0335-0000”
“L'Europa ha il dovere di ascoltare e proteggere il popolo siriano, tutto: le organizzazioni della società civile, le diverse confessioni religiose, quello straordinario esperimento che è il confederalismo del Rojava, fondato su democrazia, ecologia e femminismo. Ci auguriamo che il vertice sul futuro della Siria possa andare in questa direzione. Purtroppo, lo scarso coinvolgimento della società civile non è un bel segnale. Rimane cruciale, nel breve termine, l'impegno di garantire aiuti umanitari alla popolazione e il sostegno. nel lungo periodo. a un percorso veramente democratico e inclusivo per il futuro della Siria. 2-0566-0000”
“Signora Presidente, cara Commissaria, onorevoli colleghi, a dicembre quest'Aula ha salutato la fine del regime di Bashar al Assad. Purtroppo, già nei giorni successivi, molti politici hanno sfruttato l'occasione per chiedere il rimpatrio dei rifugiati siriani, ignorando le difficoltà della transizione. Il Paese rimane instabile: i diritti non sono garantiti, come dimostrano anche le esecuzioni sommarie dei cittadini alawiti sulla costa occidentale, negli ultimi giorni. Vogliamo sperare che le parole della nuova leadership siriana sull'inclusione delle minoranze e delle donne non siano soltanto parole.”
“– Señora Strada, desde su profunda experiencia en materia migratoria y en temas de rescate con seres humanos, ¿qué opina usted sobre si esta propuesta va a continuar fomentando la persecución de personas que el único delito que han cometido es no tener una documentación administrativa ya que no han encontrado vías legales y seguras para poder llegar a Europa de una manera regular porque no se lo hemos ofrecido? ¿Cree usted que con esta estrategia que nos presentan hoy aquí lo único que se está haciendo es vulnerar el Derecho internacional —o sortearlo— y fomentar que vayan desapareciendo, cada vez más, el derecho de asilo y los derechos de la infancia? 2-0321-0000 Cecilia Strada (S&D), risposta a una domanda "cartellino blu".”
“Per le famiglie con i bambini minori non accompagnati, la detenzione sarebbe l'ultima opzione, ma non dovrebbe proprio essere un'opzione. Davvero l'Unione europea pensa di poter mettere in gabbia per due anni dei ragazzini che non hanno commesso alcun reato? Ci sono molte cose inaccettabili in questa proposta, sulle quali vigileremo e lavoreremo. Caro Commissario, sentiamo dire spesso che l'approccio europeo deve essere fermo e giusto e finora abbiamo visto molto bene la parte ferma: però vogliamo vedere anche la parte giusta. (L'oratrice accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu") 2-0320-0000 Estrella Galán (The Left), pregunta de «tarjeta azul».”
“Signora Presidente, caro Commissario, onorevoli colleghi, questo regolamento contiene cose pericolose. Si parla di rimpatriare le persone verso Paesi terzi che, molto genericamente, devono rispettare i diritti, senza però alcun requisito specifico, come per esempio essere firmatari delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Che cosa succederà poi alle persone quando sono nel Paese terzo? Nessuno lo sa. Per di più, non vi sarebbe alcun obbligo di trasparenza di rendere pubblici questi accordi con i Paesi terzi. Perché? Ancora: chi viene trovato sul suolo europeo senza documenti validi potrà essere detenuto fino a due anni – prima erano 18 mesi. I dati, per inciso, ci dicono che più si allunga il periodo di trattenimento, meno diventa probabile il rimpatrio. Ma questo è un altro discorso.”
“Un criminale libico, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità, implicato nel traffico di esseri umani, stava tranquillamente in Italia, allo stadio, a guardare la partita. È stato arrestato, però il governo non l'ha consegnato all'Aia: lo ha rimandato in Libia. Il governo italiano aveva promesso di combattere i trafficanti in tutto il globo terracqueo. Purtroppo, al momento l'unica cosa che combatte sono i diritti umani, il diritto internazionale e anche la Corte penale. 3-0322-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, negli ultimi 30 anni i governi hanno investito enormi risorse per militarizzare i confini, cercando di fermare i flussi migratori e l'immigrazione irregolare. Ha funzionato? No. Perché? Perché tutti i dati ci dicono che chiudere le frontiere non è la soluzione, è parte del problema. Perché, ogni volta che chiudi una rotta legale, si aprono quelle illegali e i trafficanti acquistano potere. Dobbiamo spezzare questo circolo vizioso. Come? Aprendo più canali d'accesso sicuri e legali. È l'unico modo. Intanto, però, dobbiamo combattere i criminali e gli sfruttatori. Giusto? Giustissimo. Sapete cosa è appena successo in Italia?”
“Solo silenzio, un lunghissimo silenzio che lascia nell'angoscia la sua famiglia. Per questo chiediamo a tutte le istituzioni, dal Venezuela all'Europa, di collaborare per il rilascio nel più breve tempo possibile di quest'uomo innocente, un amico del popolo venezuelano, che si trovava lì soltanto per fare il suo lavoro, cioè aiutare chi ne ha bisogno. Alberto, ti aspettiamo a casa. 2-0485-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, in mezzo alla gravissima crisi politica che sta investendo il paese a seguito delle contestate elezioni, c'è il popolo venezuelano, che chiede a gran voce rispetto, pace e giustizia sociale. Un popolo che sta affrontando da anni una profonda crisi socioeconomica che ha messo gravemente a rischio l'erogazione dei servizi pubblici e il rispetto dei diritti civili. Una crisi che ha anche spinto cinque milioni di persone a emigrare. A dare sostegno alla popolazione venezuelana, oggi ci sono nel paese anche molte cittadine e molti cittadini europei, e oggi vorrei ricordare uno di questi cittadini europei che sono nel paese a dare una mano: un mio connazionale, Alberto Trentini, un cooperante italiano che è stato arrestato due mesi fa. Da allora non si sa più nulla di lui. Non ci sono accuse a suo carico.”