Giusi Princi
Member of the European Parliament · PPE · IT
“Penso a Crotone, dove Pitagora fondò la sua scuola; a Rossano, che custodisce un Vangelo greco patrimonio dell'umanità; a Vibo Valentia, l'antica Ipponio greca che ancora custodisce le sue mura sul mare; a Catanzaro, che tesseva la seta delle corti europee; e alla mia Reggio, la mia città affacciata sullo Stretto, dove il mare ha restitui…”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario Micallef, l'Europa è nata nei luoghi in cui le comunità hanno lasciato un segno: nelle scuole, nei porti, nei monasteri, nelle botteghe e nelle piazze. È nata dove qualcuno ha trasformato il pensiero in civiltà, il lavoro in bellezza, la memoria in identità.”
“Significa dire ai territori: "Non vi guardiamo per ciò che vi manca, ma per ciò che potete generare", soprattutto al Sud, nelle aree interne, in quei territori che all'Europa hanno già dato bellezza e a cui l'Europa può dare tanto ancora. Un'Europa che riparte quindi dalle sue radici non guarda indietro, cammina più forte. 4-0086-0000”
“Sono migliaia le ragazze che riducono il tempo dedicato allo studio, alla socialità e alla propria crescita personale per compensare sistemi di assistenza insufficienti, soprattutto nei territori più colpiti dall'invecchiamento della popolazione e dalla carenza di servizi.”
“Per questo, la revisione della direttiva "Vittime" segna un passo importante: riconosce finalmente servizi di assistenza e protezione specifici per i minori testimoni di reato e per gli orfani di femminicidio, così da prevenire una seconda traumatizzazione attraverso servizi integrati, coordinati e accessibili nello stesso luogo.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, Celeste ha 12 anni e ha visto molte volte il padre picchiare la madre. Fa fatica a dormire e a concentrarsi e tende a isolarsi. I bambini sono vittime di violenza domestica sia quando sono colpiti direttamente sia quando assistono alla violenza contro un genitore.”
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“Significa dire ai territori: "Non vi guardiamo per ciò che vi manca, ma per ciò che potete generare", soprattutto al Sud, nelle aree interne, in quei territori che all'Europa hanno già dato bellezza e a cui l'Europa può dare tanto ancora. Un'Europa che riparte quindi dalle sue radici non guarda indietro, cammina più forte. 4-0086-0000”
“Penso a Crotone, dove Pitagora fondò la sua scuola; a Rossano, che custodisce un Vangelo greco patrimonio dell'umanità; a Vibo Valentia, l'antica Ipponio greca che ancora custodisce le sue mura sul mare; a Catanzaro, che tesseva la seta delle corti europee; e alla mia Reggio, la mia città affacciata sullo Stretto, dove il mare ha restituito i Bronzi di Riace, due guerrieri greci che da 25 secoli raccontano al mondo chi siamo. Cinque province, cinque radici. Una terra che non è ai margini dell'Europa, è dentro la sua storia. Ecco perché investire in cultura significa investire in coesione, competitività, sviluppo. Significa dare ai giovani una ragione per restare.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario Micallef, l'Europa è nata nei luoghi in cui le comunità hanno lasciato un segno: nelle scuole, nei porti, nei monasteri, nelle botteghe e nelle piazze. È nata dove qualcuno ha trasformato il pensiero in civiltà, il lavoro in bellezza, la memoria in identità. La cultura è questo, è ciò che ci ricorda da dove veniamo, ma soprattutto è ciò che ci aiuta a capire dove possiamo andare. La cultura tiene insieme l'Europa, rafforza le comunità, rende vivi i territori, crea lavoro, attrattività, fiducia. Allora penso alla mia terra, alla Calabria.”
“Per questo, la revisione della direttiva "Vittime" segna un passo importante: riconosce finalmente servizi di assistenza e protezione specifici per i minori testimoni di reato e per gli orfani di femminicidio, così da prevenire una seconda traumatizzazione attraverso servizi integrati, coordinati e accessibili nello stesso luogo. Il principio guida è sancito all'articolo 24 della nostra Carta dei diritti fondamentali, la preminenza dell'interesse superiore del minore, perché una comunità davvero accudente riconosce che tutelare i bambini significa fare prevenzione, evitare danni sul loro sviluppo e spezzare la trasmissione intergenerazionale della violenza. 3-0417-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, Celeste ha 12 anni e ha visto molte volte il padre picchiare la madre. Fa fatica a dormire e a concentrarsi e tende a isolarsi. I bambini sono vittime di violenza domestica sia quando sono colpiti direttamente sia quando assistono alla violenza contro un genitore. Quest'ultima viene chiamata "violenza assistita", ma è violenza e basta. In Italia, gli ultimi dati Istat mostrano che quasi otto figli su dieci assistono alla violenza subita dalla madre, bambini che crescono nella paura, nell'iperallerta e nel senso di colpa, che sviluppano ansia, depressione o aggressività.”
“Sono migliaia le ragazze che riducono il tempo dedicato allo studio, alla socialità e alla propria crescita personale per compensare sistemi di assistenza insufficienti, soprattutto nei territori più colpiti dall'invecchiamento della popolazione e dalla carenza di servizi. Il divario di genere nella cura, prima che una questione salariale, riguarda opportunità formative ridotte e salute mentale dei ragazzi sotto pressione. Per questo, l'Unione europea deve riconoscere i giovani caregiver nelle proprie politiche, migliorando la raccolta dati, garantendo flessibilità nei percorsi educativi e fornendo sostegno psicologico, perché una vera società della cura richiede di intervenire già prima che le disuguaglianze si riflettano nel mercato del lavoro. 3-0356-0000”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, quando parliamo del ruolo delle donne nella cura informale, pensiamo giustamente al divario occupazionale, salariale e pensionistico. Ma esiste una realtà meno discussa, quella dei giovani caregiver: nell'Unione europea, quasi un quarto dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni svolge attività di cura non retribuita, in media 18 ore di lavoro informale a settimana, e tra loro le ragazze sono già largamente sovrarappresentate. Questo dimostra che lo squilibrio di genere nella distribuzione della cura non nasce in età adulta, ma durante l'adolescenza.”
“Con l'Uzbekistan apriamo oggi una nuova fase e diciamo all'intera Asia centrale che l'Europa c'è: autorevole, esigente, necessaria nei valori democratici che vuole veicolare. 2-0530-0000”
“Signor Presidente, signora Alta rappresentante, onorevoli colleghi, l'accordo rafforzato con l'Uzbekistan è oggi una scelta politica e riguarda il modo in cui l'Europa vuole stare in Asia centrale, perché la regione non è più periferia, ma è stabilità, sicurezza, energia, materie prime critiche e connettività tra l'Europa e l'Asia. Ne è la dimostrazione il primo forum interparlamentare UE‑Asia centrale, tenutosi recentemente a Samarcanda e voluto proprio dagli amici uzbeki, che ho coordinato nel mio ruolo di presidente della delegazione UE‑Asia centrale per mettere le assise parlamentari della regione al centro di un dialogo schietto e concreto. L'accordo rafforzato nasce anche da qui, dalla responsabilità di un'Europa che non arretra, che non rinuncia alla propria voce, che non separa mai interessi e valori.”
“Io ne approfitto, intanto, per complimentarmi con la collega Łukacijewska, perché è un passo importante di svolta la sua relazione, perché stiamo intervenendo a tutto tondo per promuovere l'imprenditorialità femminile e quindi le opportunità legate alla stessa attività nelle aree rurali. Lo stiamo facendo parallelamente in commissione EMPL, con i fondi della coesione, che vanno proprio ad incentivare quella che è l'attività dello sviluppo e della crescita dei territori, attraverso soprattutto delle misure che incentivino l'equità e l'imprenditorialità femminile. 4-0100-0000”
“Aber das geht eben nur mit einer verlässlichen und stabilen Finanzierung. Deswegen bezieht sich meine Frage darauf. Sie haben jetzt Änderungsanträge gestellt, die Berücksichtigung des Gleichstellungsaspekts bei der Haushaltsplanung wieder zu streichen, und stellen damit verlässliche Finanzierungen in all diesen Bereichen, die Sie angesprochen haben, für Frauen in Frage. Warum machen Sie das und warum stehen Sie nicht dazu, dass Frauen auch finanziell gerade beim Unternehmertum unterstützt werden müssen? 4-0099-0000 Giusi Princi (PPE), risposta a una domanda "cartellino blu". – Allora, sì, grazie, lo stiamo facendo.”
“Se vogliamo che l'imprenditorialità femminile sia leva di competitività per l'Unione, occorrono allora interventi mirati su credito, competenze digitali e servizi essenziali, in particolare per l'infanzia e le lavoratrici autonome. È questo il passo che l'Europa deve compiere: creare le condizioni che consentano ai talenti femminili delle aree rurali di restare, crescere e generare valore, affinché ragazze come Alessandra non siano costrette in futuro a scegliere tra impresa e famiglia. (L'oratrice accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu") 4-0098-0000 Sabrina Repp (S&D), Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Vielen Dank, Frau Princi! Sie haben eine Vielzahl an Maßnahmen genannt, die wichtig sind, um tatsächliches weibliches Unternehmertum im ländlichen Raum zu stärken.”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, Alessandra ha 26 anni, è laureata in Economia e ha scelto di restare a Reggio Calabria per trasformare la sua passione in impresa. Non è un caso isolato, è il risultato di politiche mirate, programmi come "Yes I Start Up Donne Calabria" dimostrano che, quando formazione e accompagnamento all'autoimpiego funzionano, le idee imprenditoriali femminili diventano realtà. Resta però una sfida più ampia: nell'Unione europea e nelle aree più fragili non si tratta solo di creare impresa, ma di sostenerla nel tempo. In Italia migliaia di attività femminili cessano ogni anno per ragioni legate alla maternità e alla cura. Dove i servizi sono carenti, fare impresa per una donna comporta un rischio aggiuntivo.”
“E la loro non è una storia isolata ma la stessa di milioni di persone con disabilità in tutta Europa, di milioni di ragazze e ragazzi che ogni giorno si scontrano non solo con il limite della loro condizione, ma con barriere materiali, culturali e istituzionali che la società continua a lasciare in piedi. Le leggi ci sono, anche le risorse. Quello che spesso manca è programmazione, visione, progettualità. L'Europa ha gli strumenti: quello che chiediamo è la volontà politica di farli diventare realtà concreta. Perché, finché le Angela e i Matteo e i tanti caregiver europei continueranno a essere lasciati soli, il nostro lavoro non potrà dirsi pienamente compiuto. 3-0508-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, Angela è una madre calabrese; vive da anni al 4º piano, senza ascensore, con due figlie gravemente disabili. Per molti, quella è solo una casa popolare; per loro è invece una prigione verticale. Ogni gradino nega un diritto, ogni giorno pesa come una condanna. E come Angela, c'è Matteo, un ragazzo disabile che vive lo stesso inferno. Non chiedono privilegi ma ciò che dovrebbe essere garantito: poter uscire di casa, studiare, vivere, scegliere. Angela e Matteo non sono soli; a vivere le stesse ferite sono anche i caregiver: madri, padri, figli, familiari, lasciati soli a reggere sulle proprie spalle ciò che le istituzioni troppo spesso non riescono a sostenere.”
“Entro il 2030 mancheranno tre milioni di docenti a causa di una professione scarsamente attrattiva, poco retribuita e sempre meno riconosciuta socialmente. La Calabria sta mettendo in campo un modello concreto: formare chi forma insieme al sistema universitario e misurare con continuità cosa cambia davvero nell'apprendimento dei nostri ragazzi. L'Europa deve allora investire su una classe docente più forte, collaborare con gli Stati membri per incidere davvero sulle retribuzioni e sulle carriere dei nostri insegnanti. Perché l'educazione non è un premio per chi ce la fa da solo, è il diritto per tutti di partire alla pari. 3-0361-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Vicepresidente Mînzatu, in Europa si consuma una crisi educativa che non fa rumore ma lascia ferite profonde. Tre milioni di giovani hanno già abbandonato scuole e formazione senza un diploma o una qualifica superiore. E c'è una dispersione ancora più insidiosa, quella invisibile. Ragazzi presenti in aula ma esclusi dall'apprendimento. Uno su quattro non padroneggia lettura e scienze di base, tre su dieci non raggiungono la matematica essenziale. Non è mancanza di talento, è mancanza di opportunità. Le stesse che si costruiscono ogni giorno a scuola quando ci sono le condizioni per farlo. Perché, mentre chiediamo proprio alla scuola di colmare i divari, la stiamo lasciando senza insegnanti.”
“Contro il cyberbullismo l'Europa sta già intervenendo con piani importanti e ambiziosi, ma serve ricostruire un contesto educativo più sano, investire in un nuovo umanesimo, anche digitale, che rimetta al centro la persona, tanto nel virtuale quanto nel reale. Serve cittadinanza attiva, non passiva indignazione. Serve una società più sana, più giusta, più consapevole. Serve un'alleanza vera tra scuola, famiglia, comunità e istituzioni, perché i giovani europei meritano un'Europa che li accompagni, li educhi, li protegga anche online. 2-0425-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario Micallef, milioni di adolescenti europei vivono un malessere silenzioso. Sono fragili, segnati dall'ansia di non essere abbastanza e dal timore di un futuro che sentono ostile, inaccessibile. Sono i figli di una società che ha smarrito il linguaggio del rispetto, della relazione e della presenza. Il cyberbullismo è proprio lo specchio di comunità sempre più fragili, malate nelle relazioni, fatte di legami liquidi e povere di valori sociali. Il web è così spesso uno sfogo per chi non trova ascolto. Un'arma per chi non ha imparato il rispetto, un nascondiglio per chi nella vita reale non ha il coraggio di mostrarsi.”
“Perché la libertà non è astratta, è una vita che non deve chiedere permesso, è una responsabilità che non possiamo eludere. 2-0517-0000”
“Signora Presidente, Alta rappresentante, onorevoli colleghi, c'è un confine che misura la salute di una democrazia: è lo spazio riconosciuto alle donne nello studio, nella parola, nel potere. In Afghanistan si cancella per decreto, in Iran la libertà diventa condanna. È la stessa logica: quando il potere ha paura, comincia dal controllo delle donne. Cambiano i contesti, ma alcuni retaggi resistono anche in Occidente. Una donna che ha paura di tornare a casa, un salario più basso, una leadership che resta un'eccezione. Non ci vietano di esserci, ci lasciano ai margini, ci pagano meno, ci fermano fuori dai ruoli di comando. Così una democrazia arretra in silenzio, senza rumore. Per questo l'infrastruttura più rivoluzionaria è l'istruzione delle ragazze, la voce che rompe quel silenzio.”
“Una donna su tre ha subito violenza, il gap pensionistico supera il 25 %, solo un terzo dei seggi parlamentari è occupato da donne: questi dati non sono numeri, sono il risultato di culture che resistono al cambiamento. Per cui io dico: investiamo nell'educazione. La scuola non è un dettaglio: è lì che si formano le coscienze, è lì che nascono i limiti o le possibilità. L'istruzione deve essere il fondamento della nostra strategia post‑2025. Ogni scuola europea deve essere il luogo dove nessuna bambina rinuncia ai suoi sogni, dove nessun bambino cresce con confini immaginari. Le leggi garantiscono diritti sulla carta, ma è l'educazione che li rende naturali, evidenti, irreversibili. 4-0031-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissaria, possiamo approvare tutte le leggi del mondo, ma se una bambina cresce pensando che certe carriere non sono per lei, se un ragazzo impara che prendersi cura dei figli è roba da donne, abbiamo perso. Le leggi cambiano le norme e l'educazione cambia le menti, per cui servono entrambe. L'8 marzo 2025 la Commissione ha tracciato una rotta ambiziosa per i diritti delle donne, un passo importante che accogliamo. Ma la lotta alle discriminazioni culturali deve andare oltre l'evoluzione legislativa, perché le discriminazioni più pericolose non sono solo quelle che le leggi combattono, ma sono quelle invisibili, radicate nelle culture, tramandate di generazione in generazione, quelle che si imparano a casa, nei cortili.”
“Serve uno status giuridico unico, il riconoscimento automatico dei titoli e delle qualifiche, investimenti condivisi tra Unione europea, Stati membri e imprese: solo così trasformeremo il nostro capitale umano nella nostra più potente infrastruttura strategica, perché in questo momento storico le competenze valgono almeno quanto le risorse finanziarie. Sarà proprio la qualità dei nostri talenti a determinare il ruolo dell'Europa nella competizione globale. Le alleanze universitarie europee non sono quindi solo un progetto accademico, sono un atto politico, un disegno riformatore nel quale fortemente crediamo come PPE. Un passo necessario per un'Europa che vuole contare, che vuole guidare, che vuole vincere. 4-0027-0000”
“Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, oggi ci poniamo una domanda decisiva: vogliamo restare prigionieri di 27 regole diverse o vogliamo costruire un vero spazio europeo dell'istruzione? La risposta non ammette esitazioni: per consolidare il mercato interno e renderlo più dinamico non è sufficiente la libera circolazione di merci e capitali, occorre promuovere anche quella dei titoli di studio, delle qualifiche e delle competenze. Senza tutto questo la mobilità resta un privilegio, ostacolato da burocrazie lente e regole divergenti.”
“La Calabria dimostra pertanto che se l'Europa fa prevenzione spende di meno e salvaguarda il suo prezioso patrimonio boschivo. 3-0369-0000”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, quello degli incendi e della siccità è ormai un appuntamento drammatico con cui l'Europa deve fare i conti ogni estate. Vengo da una regione, la Calabria, che con la sua alta densità boschiva – 650 000 ettari di patrimonio verde – conosce bene questa sfida. E mi piace segnalare come proprio la Calabria sia diventata un modello positivo per l'Italia, che potrebbe benissimo essere assunto a modello europeo. L'operazione Tolleranza zero, voluta dal presidente di Regione, Roberto Occhiuto, ha portato infatti risultati straordinari: -77 % di superficie bruciata grazie a 28 droni per monitoraggio continuo, coordinamento tecnologico e azione preventiva, una strategia che ha ridotto del 57 % le richieste di intervento aereo alla flotta nazionale.”
“La posta in gioco è il futuro delle nostre regioni, della nostra economia, delle nuove generazioni, della nostra stessa idea di Europa. 1-0140-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, parlando di cultura il pensiero mi porta inevitabilmente alla mia Calabria, terra dal potenziale straordinario, perché, se la ricchezza della Magna Grecia che la caratterizza incontrasse le tecnologie digitali, potrebbero davvero nascere delle opportunità dirompenti. È questa l'alchimia che vogliamo: trasformare le eredità culturali e storiche dei territori in occasioni concrete di sviluppo. È la cultura che ci definisce come europei, perché ogni euro investito in cultura ne genera 2,7 di valore aggiunto nei territori. Ma senza investimenti strategici questo potenziale resterà inespresso. La bussola della cultura deve allora tradursi in azioni concrete: fondi per l'imprenditoria culturale, incentivi fiscali, formazione innovativa. La scelta è ora!”
“Attraverso la promozione di una mobilità attiva e strutturale, l'innovazione dei metodi didattici e la garanzia di un'istruzione inclusiva creerebbe una comunità educativa che non solo forma, ma prepara i giovani a essere cittadini europei consapevoli e pronti a rispondere alle sfide globali di oggi. 4-0187-0000”
“Penso alla mia Calabria: un'integrazione effettiva delle scuole in un sistema educativo europeo interconnesso porterebbe non solo al riconoscimento universale dei titoli ma anche alla creazione di uno standard educativo europeo, non solo una garanzia di qualità per i nostri studenti, ma un'opportunità concreta di accesso a percorsi formativi e professionali in tutti gli Stati membri. Semplificherebbe maggiormente la mobilità studentesca eliminando barriere burocratiche e linguistiche, rafforzando un'identità europea condivisa. L'Alleanza delle scuole europee, dunque, non deve essere solo una proposta ma un imperativo categorico per realizzare pienamente lo spazio europeo dell'istruzione.”
“Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l'Europa deve costruire con determinazione un sistema educativo interconnesso e globale, un sistema in cui l'innovazione, la mobilità e l'inclusività siano i pilastri fondamentali. In questo contesto, il modello di riconoscimento automatico dei titoli sta trovando efficace applicazione nell'istruzione accademica attraverso il diploma europeo. Ma sorge spontanea una domanda: perché fermarsi all'università e non estendere l'iniziativa anche ai licei? Se l'obiettivo è realizzare lo spazio europeo dell'istruzione, è necessario partire dalle fondamenta, ovvero dalla scuola secondaria. Da donna di scuola, lo so bene perché conosco a perfezione queste dinamiche. Immaginiamo l'impatto trasformativo che un'iniziativa del genere potrebbe avere nelle aree periferiche delle nostre regioni.”
“Le chiedo ora che la Commissione si faccia garante di questo processo, spronando maggiormente gli Stati membri ad adottare misure concrete. Investiamo nei docenti, perché senza un corpo docente qualificato e motivato, l'Europa non potrà restare al passo con la storia. 3-0278-0000”
“Signora Presidente, gentile Commissaria, onorevoli colleghi, il quadro educativo europeo ci ha imposto una riflessione urgente. Troppi studenti mancano delle competenze di base e la carenza di insegnanti mette a rischio il futuro dell'istruzione. L'età media del corpo docente è elevata e la professione poco attrattiva. Troppi giovani non scelgono più l'insegnamento, scoraggiati da retribuzioni non competitive e da un riconoscimento sociale insufficiente. Su mio input, il PPE ha sollevato il tema in commissione CULT con uno studio tuttora in corso; il Piano d'azione per i docenti, previsto all'interno dell'unione delle competenze, rappresenta certamente un'iniziale importante risposta: rafforza le prospettive di carriera degli insegnanti e prospetta una retribuzione adeguata al ruolo sociale che ricoprono.”