Pasquale Tridico
Member of the European Parliament · The Left · IT
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, è da anni che in quest'Aula discutiamo di come rilanciare la competitività europea, ma nel frattempo continuiamo a vedere lavoratori che perdono il posto di lavoro e le imprese che chiudono. Servono due risposte chiare, secondo la nostra posizione.”
“Creano ostacoli per le piccole e medie imprese. Anche gli omnibus e il documento Meloni e Merz vanno nella stessa direzione neoliberista degli ultimi anni, schiacciano le piccole e medie imprese e i diritti dei lavoratori e la competitività continua a essere soltanto uno slogan. Non va bene! 3-0053-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Presidente Lagarde, siamo favorevoli all'introduzione dell'euro digitale ed ho presentato, nella relazione annuale sulla Banca centrale, insieme a 47 deputati di diversi gruppi, due emendamenti che riteniamo fondamentali sull'euro digitale.”
“Con l'euro digitale possiamo dotarci di un'infrastruttura di pagamento realmente europea, indipendente, pubblica, che rafforza la nostra sovranità monetaria e riduce i costi, oltre che aumentare i dati e i flussi rilevanti di pagamenti con guadagni nel signoraggio della moneta.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Ucraina, il Venezuela, l'Iran, la Groenlandia e forse domani il Messico, la Norvegia, il Canada e chissà, la Francia, la Spagna. Tutte queste minacce di Trump, dirette e indirette, sono un'umiliazione per l'Europa e stanno stravolgendo gli equilibri geopolitici, le nostre vecchie certezze.”
“Abbiamo strumenti per rispondere a Trump: lo strumento anti-coercizione, i dazi, la digital tax, ma non possiamo stare zitti. Al prossimo Consiglio, i leader europei dimostrino di essere all'altezza di questa sfida, dicano: "Noi non siamo vassalli".”
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“Creano ostacoli per le piccole e medie imprese. Anche gli omnibus e il documento Meloni e Merz vanno nella stessa direzione neoliberista degli ultimi anni, schiacciano le piccole e medie imprese e i diritti dei lavoratori e la competitività continua a essere soltanto uno slogan. Non va bene! 3-0053-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, è da anni che in quest'Aula discutiamo di come rilanciare la competitività europea, ma nel frattempo continuiamo a vedere lavoratori che perdono il posto di lavoro e le imprese che chiudono. Servono due risposte chiare, secondo la nostra posizione. Serve una nuova politica industriale finanziata da fondi europei. La competitività non arriva dalla deregolamentazione, ma dall'innovazione incorporata negli investimenti. Per questo abbiamo proposto un programma SURE di 500 miliardi di euro per l'industria, l'intelligenza artificiale, la robotica, il settore automotive. Debito comune non per la difesa, ma per il nostro futuro, per l'industria. La seconda riguarda il costo della non Europa, la frammentazione fiscale, la digitalizzazione che è scarsa, la concorrenza sleale. Ecco, tutto questo non va bene.”
“Con l'euro digitale possiamo dotarci di un'infrastruttura di pagamento realmente europea, indipendente, pubblica, che rafforza la nostra sovranità monetaria e riduce i costi, oltre che aumentare i dati e i flussi rilevanti di pagamenti con guadagni nel signoraggio della moneta. Questo è il futuro dell'Europa: un grande progetto per la nostra autonomia. Grazie a tutti per portarlo avanti. 1-0123-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Presidente Lagarde, siamo favorevoli all'introduzione dell'euro digitale ed ho presentato, nella relazione annuale sulla Banca centrale, insieme a 47 deputati di diversi gruppi, due emendamenti che riteniamo fondamentali sull'euro digitale. Vogliamo mettere nero su bianco che una parte significativa di quest'Aula crede in questo progetto e lo vuole portare avanti. Nel contesto geopolitico attuale, in cui relazioni economiche e assetti sono più fragili, l'Unione deve rafforzare la propria autonomia strategica anche nel campo dei sistemi di pagamento. In questo momento, due transazioni elettroniche su tre in Europa si appoggiano su infrastrutture non europee. Visa e Mastercard dominano e questo mette a rischio anche la nostra autonomia strategica dei sistemi di pagamento.”
“Abbiamo strumenti per rispondere a Trump: lo strumento anti-coercizione, i dazi, la digital tax, ma non possiamo stare zitti. Al prossimo Consiglio, i leader europei dimostrino di essere all'altezza di questa sfida, dicano: "Noi non siamo vassalli". E anche la maggioranza di questo Parlamento europeista prenda posizione chiara contro Trump e la sua arroganza. 3-0045-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Ucraina, il Venezuela, l'Iran, la Groenlandia e forse domani il Messico, la Norvegia, il Canada e chissà, la Francia, la Spagna. Tutte queste minacce di Trump, dirette e indirette, sono un'umiliazione per l'Europa e stanno stravolgendo gli equilibri geopolitici, le nostre vecchie certezze. La NATO, l'ONU e persino l'Unione europea sono in crisi di identità e rischiano di essere spazzate da oligarchie più potenti di un capo di governo. Si sta avverando la profezia di Orwell in cui l'élite di potenti comanda su tutti. L'Unione europea è a un bivio: deve scegliere se combattere questa moderna forma di autoritarismo o se ancora una volta, ottant'anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, deve lottare per la democrazia, la propria libertà e la propria sovranità.”
“– Non bisogna difendersi da un regime fascista quando avvia una guerra di aggressione? 1-0120-0000 Pasquale Tridico (The Left), blue-card answer. – This is a question? 1-0121-0000”
“Non è la difesa europea, questa, stiamo riscrivendo le voci di bilancio europeo – per la BEI, per il Fondo di coesione e per InvestEU – che sono nati per ridurre disuguaglianze e vengono riconvertiti, o comunque utilizzati, come strumenti finanziari di militarizzazione, garantendo anche profitti privati e scaricando il rischio di questo profitto sui contribuenti. Questa, di nuovo, non è sicurezza comune: è una escalation che indebolisce l'Unione nel suo complesso. Noi diciamo no a un'Europa che trasforma la guerra in un affare per pochi e lo diciamo anche in solidarietà con l'Ucraina. Siamo stati eletti per lasciare un futuro migliore ai nostri figli, non per prepararli alla guerra. (L'oratore accetta di rispondere a diverse domande "cartellino blu") 1-0119-0000 Lukas Sieper (NI), domanda "cartellino blu".”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la politica non è l'arte di preparare la guerra, è l'arte di impedirla. E l'Europa esiste perché ha imparato sulla propria pelle che la forza, senza dialogo, porta solo alla rovina. Oggi qualcuno ci dice che dobbiamo abituarci all'idea del conflitto, che i nostri figli dovranno soffrire come hanno fatto i nostri nonni. Io mi oppongo a questa logica: se l'Europa accetta questa narrazione, ha già perso. Questa corsa al riarmo non rafforza l'Unione europea, la divide. Nel 2025, il capitolo "Sicurezza e difesa" del bilancio è aumentato di oltre il 10 % e, sommando a questo gli incrementi asimmetrici dei piani nazionali, si arriva a interessi smisurati, anche contrapposti, tra i vari paesi membri.”
“Non opponiamo una strategia autonoma ai dazi americani, né riusciamo a tassare le multinazionali dei servizi digitali per avere risorse adeguate e rafforzare la nostra capacità produttiva, e pensiamo soltanto alla competitività come prodotto del mercato mentre la stagnazione del PIL è una realtà. Se il mondo corre, l'Europa non può limitarsi ad amministrare l'esistente, serve una politica industriale vera che riduca il divario tecnologico e mobiliti capitali, riportando infrastrutture critiche in Europa. 2-0534-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, discutiamo oggi di InvestEU in un momento in cui l'Europa è chiamata a guardare la propria posizione nel mondo. Mentre seguiamo i progressi verso un accordo di pace tra Ucraina e Russia, emerge una dissonanza: riusciamo a ritrovare unità di fronte ai conflitti, ma la disperdiamo quando si tratta di costruire il nostro futuro industriale e l'autonomia strategica. Ci avviciniamo a una svolta geopolitica, ma gli indicatori ci raccontano altro: l'Europa sta perdendo terreno. Il divario con gli Stati Uniti e la Cina si amplia; loro investono in data center, intelligenza artificiale e infrastrutture, mentre noi ci muoviamo con frammentazione e ritardi. Rimandiamo una strategia industriale vera; l'automotive declina; ritardiamo l'avvio dell'euro digitale.”
“Il nostro welfare è a rischio, se permettiamo che chi fa profitti qui non restituisca nulla alla collettività. Chiediamo contromisure simmetriche e dazi mirati e selettivi. Se non lo facciamo, rischiamo di minare il mercato unico. Chiediamo l'introduzione di una tassa digitale, signor Šefčovič, chiediamo la tassa sui servizi digitali. Questo è il momento: o difendiamo l'Europa adesso o condanneremo all'irrilevanza economica e politica la nostra economia. 3-0289-0000”
“Signor Presidente, signor Commissario Šefčovič, onorevoli colleghi, mentre noi qui discutiamo e mentre l'Europa continua a negoziare come se fossimo ancora nel mondo del libero scambio, gli Stati Uniti hanno già incassato oltre 100 miliardi di dollari di dazi, praticando un protezionismo selettivo che premia i loro interessi e punisce la nostra economia. Perché le nostre aziende, Commissario, vengono colpite da misure unilaterali, mentre le multinazionali americane ancora continuano a vendere in Europa, approfittando dei vantaggi del nostro grande mercato unico e non pagano le tasse in modo equo? Questa non è solo una questione commerciale, è una questione di giustizia sociale, di sovranità economica e di dignità. Basta con l'asimmetria, basta con la dipendenza economica.”
“Ci opponiamo con forza anche all'approvazione del piano di riarmo europeo attraverso una procedura straordinaria, senza un vero coinvolgimento del Parlamento. Ciò rappresenta un grave precedente, un furto alla nostra democrazia, che dovrebbe essere condannato da quest'Aula, così come è stato d'altronde fatto dalla commissione giuridica due settimane fa. Concludo con un appello: torniamo allo spirito del Manifesto di Ventotene: un'Europa unita ma non chiusa, forte ma non aggressiva, attenta ai conti ma anche ai diritti. Il discarico non è solo un giudizio di gestione: è un riflesso della nostra idea di unione. Difendiamola senza compromessi. 2-0299-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'azione di controllo del Parlamento sull'esecutivo dell'Unione europea attraverso il cosiddetto discarico è fondamentale per il buon funzionamento democratico. Un esercizio che per noi dovrebbe tornare a essere ispirato ai valori dei padri fondatori: la pace, la solidarietà, i diritti umani, la prosperità dei nostri cittadini. Invece, mettere in discussione la legittimità delle ONG che ricevono fondi dall'Unione europea indebolisce l'azione stessa dell'Unione europea nelle aree più fragili del mondo. Attaccare ONG ma anche l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi in un momento in cui i palestinesi vengono affamati a Gaza è disumano.”
“Inoltre l'Unione europea dovrebbe allargare i suoi legami commerciali con altri paesi emergenti, i BRICS, e non dipendere dalle scelte unilaterali di Trump. Non dimentichiamoci le ricadute economiche dei dazi, la recessione. Per questo dobbiamo puntare anche sulla crescita dei salari, sulla domanda interna e sui consumi. L'Europa deve vincere le sfide con maggiore forza nei confronti del potente di turno a Washington. 2-0050-0000”
“Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la politica commerciale di Trump rispolvera la logica mercantilista secondo cui un disavanzo commerciale rappresenterebbe una minaccia. Nel 2023 gli Stati Uniti hanno importato dall'Unione europea beni per circa 157 miliardi di euro. Però dobbiamo allargare lo sguardo ai servizi e qui notiamo che sono gli Stati Uniti ad avere un surplus di 109 miliardi. Questo ci ricorda di quanto le relazioni economiche siano complesse e vadano lette nel loro insieme. Oggi i dazi sono sospesi ma le tensioni restano e intanto molte grandi aziende statunitensi, in particolare nel digitale, continuano a fare profitti esorbitanti. È una questione di giustizia: dobbiamo mettere riparo a questa situazione. Per questo serve una tassa sui servizi digitali.”
“Ma la sicurezza non si costruisce solo con le armi, ma con l'indipendenza tecnologica ed economica e la stabilità sociale. Questo riarmo, con 800 miliardi di euro, porterà l'Italia a dover tagliare il welfare e la sanità, ma non solo l'Italia, tutti i paesi membri. Per questo il 5 aprile saremo a Roma per manifestare contro questo riarmo, per un'Europa di giustizia e di pace. 2-0025-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l'Europa non è nata dalla paura, ma dalla speranza. Da uomini e donne che, tra le macerie della guerra, ebbero il coraggio di immaginare un futuro diverso, un'Unione fondata sulla cooperazione, sulla democrazia, sulla pace. Oggi questa visione è alla dura prova: assistiamo a una corsa al riarmo ingiustificata, inutile, frammentata, priva anche di una strategia comune che ci rafforzi e, invece, ci espone a debolezze, a maggiori tensioni geopolitiche. Senza un coordinamento europeo, con investimenti scoordinati e una disparità nella capacità di spesa dei singoli Stati, paesi come l'Italia si troveranno a fare nuovo debito e il nostro debito raggiungerà il 150 % del PIL.”
“La transizione tecnologica deve rafforzare il nostro modello sociale, non ampliare le disuguaglianze. Per questo come Movimento Cinque Stelle chiediamo un fondo per accompagnare i lavoratori nel cambiamento, l'introduzione della settimana corta e la riduzione dell'orario di lavoro, insieme a un reddito minimo universale. Vogliamo stare a fianco del lavoro contro la povertà, contro le disuguaglianze. 3-0313-0000”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, l'Europa deve scegliere se tutelare il lavoro e la dignità o cedere alla precarietà e alle disuguaglianze. La deindustrializzazione, la transizione ecologica, in particolare nel settore automotive, e le tensioni commerciali globali non possono essere un pretesto per ridurre i salari; serve un salario minimo dove ancora non c'è, come in Italia, per garantire redditi dignitosi e fermare il dumping salariale. Ma non basta. Commissaria, il lavoro da solo non basta, molto spesso, a uscire dalla povertà. Serve un reddito minimo europeo, un reddito di cittadinanza europeo, finanziato con una tassazione equa sulle grandi multinazionali, calibrato sulla soglia di povertà di ciascuno Stato membro.”
“Servono risposte più concrete per proteggere i lavoratori e sostenere le imprese, a iniziare dall'industria, che è un asset strategico per tutta l'Europa. 3-0034-0000”
“Per quanto riguarda il mercato del lavoro, manca un sostegno strutturato per affrontare le transizioni industriali. Ancora, abbiamo chiesto l'istituzione di un nuovo strumento per l'industria, come fu SURE durante il COVID, per rilanciare la competitività, un programma in particolare che serva all'automotive nella riconversione verso l'elettrico, ma non ci sono risposte in tal senso. Questa proposta potrebbe essere affrontata nell'ambito dell'iniziativa "Unione delle competenze". Infine, il piano degli alloggi è una buona cosa, è un tema importante per il Movimento 5 Stelle, un passo nella giusta direzione, ma la sua natura non legislativa e le limitatissime risorse ne rischiano di limitare fortemente l'efficacia sul caro affitti e sulla crisi abitativa in Italia così come in tutti i paesi europei.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, il programma di lavoro della Commissione per il 2025 solleva diverse preoccupazioni, con tante ombre e pochissime luci. Sul fronte degli investimenti, il programma si focalizza troppo sulla difesa, mentre mancano misure concrete per la protezione dei cittadini, dei lavoratori e il supporto ai settori industriali in difficoltà, come quello dell'automotive. La revisione dell'EDIP, il programma industriale della difesa, prevede nuovi fondi per lo sviluppo di armamenti e prepara il terreno a una escalation che non accettiamo. Inoltre, la modifica del regolamento REACH sull'autorizzazione delle sostanze chimiche rischia di ridurre le protezioni ambientali in modo pericoloso.”