Letizia Moratti
Member of the European Parliament · PPE · IT
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, quest'estate ancora milioni di europei vivono giornate soffocanti. Anziani che non riescono a uscire di casa, bambini che devono rinunciare ai giochi nei parchi, famiglie evacuate per gli incendi, vigili del fuoco che rischiano la vita.”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, ogni giorno nelle nostre case, nelle mense, nei supermercati e nelle aziende agricole milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura.”
“Dobbiamo rendere più efficienti i nostri sistemi di raccolta e di riciclo in tutta Europa e promuovere i materiali compostabili, che rappresentano davvero la soluzione migliore. Oggi troppe filiere "bio‑based" restano bloccate da ostacoli burocratici che frenano l'innovazione.”
“L'Europa deve rafforzare la propria strategia di riforestazione: un miliardo di alberi in più nelle città per abbassare le temperature da 2 fino a 8 °C in meno, più foreste dove il fuoco ha distrutto interi territori, più verde nelle aree minacciate dalla desertificazione.”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, durante la pandemia abbiamo visto che i nostri sistemi sanitari sono vulnerabili: basta un'interruzione nelle catene di fornitura per lasciare migliaia di pazienti senza cure. E la direttiva acque reflue rischia di aggravare questa fragilità.”
“Parliamo anche di risorse sottratte alla ricerca, ad esempio sulle malattie rare, dove le alternative terapeutiche sono limitate e ogni pressione sui costi rischia di tradursi in minore innovazione e minore accesso alla cura per i pazienti più vulnerabili.”
The complete record
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“Dobbiamo rendere più efficienti i nostri sistemi di raccolta e di riciclo in tutta Europa e promuovere i materiali compostabili, che rappresentano davvero la soluzione migliore. Oggi troppe filiere "bio‑based" restano bloccate da ostacoli burocratici che frenano l'innovazione. In un mondo in cui le materie prime sono sempre più rare e più contese, continuare a sprecare risorse è un lusso che l'Europa non si può più permettere. La bioeconomia non è un sogno per il futuro, è un'opportunità concreta per costruire un'Europa più forte, più competitiva e più autonoma. 3-0389-0000”
“Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, ogni giorno nelle nostre case, nelle mense, nei supermercati e nelle aziende agricole milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura. In quei materiali c'è già una parte del futuro dell'Europa: quello che oggi scartiamo può diventare energia pulita, fertilizzanti naturali, nuovi materiali compostabili, nuove imprese, nuovi posti di lavoro. La bioeconomia è una grande politica industriale, non solo ambientale. È una scelta di libertà, perché significa dipendere meno dalle materie prime importate e valorizzare ciò che già produciamo. L'Europa possiede competenze, ricerca e imprese capaci di guidare questa trasformazione, ma siamo lenti. Gli scarti organici non sono un problema da eliminare, ma una risorsa da valorizzare.”
“L'Europa deve rafforzare la propria strategia di riforestazione: un miliardo di alberi in più nelle città per abbassare le temperature da 2 fino a 8 °C in meno, più foreste dove il fuoco ha distrutto interi territori, più verde nelle aree minacciate dalla desertificazione. Adattarsi al cambiamento climatico non significa arrendersi, significa difendere la salute, difendere la sicurezza, difendere il futuro dei nostri figli. È una responsabilità che oggi l'Europa deve assumersi. 3-0129-0000 Catch-the-eye procedure 3-0130-0000”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, quest'estate ancora milioni di europei vivono giornate soffocanti. Anziani che non riescono a uscire di casa, bambini che devono rinunciare ai giochi nei parchi, famiglie evacuate per gli incendi, vigili del fuoco che rischiano la vita. Questa non è più un'emergenza, è una realtà. L'Europa deve continuare a combattere il cambiamento climatico con la mitigazione, basandosi più su incentivi che sulla penalizzazione, ma deve – accanto alla riduzione delle emissioni – pensare a una grande strategia di adattamento. Dobbiamo continuare a prevenire i cambiamenti climatici, ma accanto a questo dobbiamo proteggere le persone dagli effetti dei cambiamenti climatici. I tre miliardi di alberi previsti entro il 2030 sono un segnale importante.”
“Parliamo anche di risorse sottratte alla ricerca, ad esempio sulle malattie rare, dove le alternative terapeutiche sono limitate e ogni pressione sui costi rischia di tradursi in minore innovazione e minore accesso alla cura per i pazienti più vulnerabili. Vogliamo tutelare l'ambiente, ma non vogliamo norme basate su modelli scientifici incerti che si traducono in una tassa sui farmaci e sui prodotti cosmetici essenziali per l'igiene. Il rischio è concreto: meno disponibilità di farmaci e più pressione sui sistemi sanitari. Occorre una sospensione emergenziale della direttiva acque reflue e una rivalutazione immediata dell'impatto ambientale, economico e sociale. 1-0271-0000”
“Signora Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, durante la pandemia abbiamo visto che i nostri sistemi sanitari sono vulnerabili: basta un'interruzione nelle catene di fornitura per lasciare migliaia di pazienti senza cure. E la direttiva acque reflue rischia di aggravare questa fragilità. Parliamo di costi aggiuntivi che possono arrivare fino a 40 milioni di euro l'anno per azienda, con aumenti potenziali dei prezzi dei medicinali che arrivano, secondo stime governative, fino a 875 %. Parliamo di farmaci fondamentali per il trattamento di patologie diffuse, dal diabete ai tumori, oggi esposti al rischio concreto di carenze. Parliamo di farmaci generici che sono a prezzi bloccati e sono i più colpiti.”
“Bene la road map entro marzo per costruire un'Europa forte, che difenda la propria base produttiva e con essa il lavoro, la coesione sociale e il welfare. 3-0107-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, dipendenza e deindustrializzazione non sono una minaccia futura, sono il presente dell'Europa. In vent'anni, la manifattura è scesa sotto il 15 % del PIL ed è cresciuta la nostra dipendenza per energia, materie prime e tecnologie strategiche. Il mondo corre, il nostro mercato è bloccato, le barriere interne valgono dazi fino al 40 %. Cittadini e imprese soffrono. Alcune politiche verdi sono un freno per la crescita. La tassa sul carbonio pesa fino al 20 % delle bollette, riducendo la competitività e non le emissioni. Questa non è transizione, è delocalizzazione. Servono scelte urgenti su lavoro e crescita. Dobbiamo adottare rapidamente il regime di cooperazione rafforzata. Le priorità sono il mercato unico dei beni, dei servizi, dei capitali, dell'energia e il 28º regime.”
“Quello che vogliamo è proteggere l'industria automobilistica europea, perché proteggerla significa proteggere milioni di famiglie, investimenti in ricerca e innovazione, competenze strategiche, quindi, il futuro economico e sociale dell'Europa. 2-0465-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, a causa della normativa europea, le industrie dell'auto chiudono le fabbriche in Europa e aprono in Cina. Solo nel 2024 hanno perso il lavoro più di 100 000 persone e le previsioni entro il 2028 sono di altri 400 000. Per evitare multe, le nostre industrie sono costrette a pagare imprese extraeuropee a scapito di investimenti e occupazione. Non è questa l'Europa che vogliamo. Vogliamo una transizione ambientale, sociale ed economica giusta, sostenibile nei tempi, basata su incentivi e non penalizzazioni. Servono una transizione tecnologicamente neutra a partire da subito, la protezione del made in Italy e una revisione delle scadenze. La proposta della Commissione andrà attentamente verificata.”
“Noi vogliamo un'Europa ambiziosa, sì, ma non isolata, un'Europa che sappia coniugare ambiente, economia e giustizia sociale, che usi la diplomazia e l'innovazione per coinvolgere il mondo intero, invece di portare da sola il peso della transizione. L'Europa può e deve guidare il cambiamento con realismo, con equilibrio, nell'interesse delle proprie persone, delle proprie fabbriche, dei propri agricoltori, delle proprie comunità. 3-0438-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, oggi dobbiamo guardare in faccia a una realtà difficile: per ogni tonnellata di emissioni tagliata nell'Unione europea nel 2024, il mondo ne aggiunge dieci. Questo ci dice una cosa chiara: l'Europa deve essere la guida ma non può essere l'unico motore della transizione. Vogliamo un impegno collettivo, solidarietà, reciprocità, come ha sottolineato il Commissario. La COP 30 deve diventare una vera leva di coordinamento globale, perché la sfida climatica è comune ma il peso oggi non lo è. Le conseguenze economiche sono già sotto i nostri occhi: 600.000 posti di lavoro persi – numeri che raccontano non solo di fabbriche che chiudono, ma di famiglie che faticano, di territori che si spengono.”
“Gli investimenti pubblici in ricerca nell'Unione europea – fondamentali investimenti che vanno potenziati – sono pari al 2,2 percento del PIL, mentre negli USA sfiorano il 3,5 percento. Anche gli investimenti privati sono ancora troppo bassi: solo l'1,5 percento del PIL contro il 2,2 percento degli Stati Uniti. Dobbiamo agire per colmare questi gap. Serve facilitare la ricerca di spin-off e start-up universitarie, promuovere partnership pubblico-privato, creare un ecosistema favorevole che attragga investimenti, acceleri il trasferimento tecnologico e quindi attragga i migliori ricercatori. L'Unione europea deve essere protagonista nell'affermare una scienza libera che non solo scopre ma costruisce per il bene dei propri cittadini.”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la scienza è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per migliorare la vita dei nostri cittadini. È grazie agli studi, alle ricerche, alle competenze e alle eccellenze del nostro continente se oggi possiamo contare su terapie innovative contro il cancro o su vaccini che hanno sconfitto la poliomelite e la pandemia da COVID-19. L'intelligenza artificiale sta aprendo nuove frontiere: potenzia la ricerca, accelera le scoperte e rende le nostre industrie più competitive a livello globale. La scienza dunque non è astratta: è concreta, genera soluzioni, crea futuro. Eppure in Europa il trasferimento tecnologico rimane una delle nostre maggiori debolezze. Abbiamo ottimi ricercatori, ma non sempre riusciamo a trasformare la ricerca in valore sociale ed economico.”
“Tra queste, partenariati pubblico-privati per potenziare ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico; serve un quadro normativo che favorisca gli investimenti; occorre ora, con urgenza, una strategia europea organica, che superi la frammentazione che esiste in questo momento e che dia realmente la possibilità a tutti i pazienti di poter avere accesso ai trattamenti, indipendentemente dallo Stato di provenienza. 4-0040-0000”
“Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, le malattie rare colpiscono l'8 % della popolazione europea, 36 milioni di persone; circa 7 000 tipi diversi di malattie, la maggior parte delle quali croniche, invalidanti o potenzialmente letali che compromettono la salute e la qualità della vita dei pazienti; fino al 95 % di queste malattie non dispone di trattamenti specifici e le terapie disponibili hanno costi esorbitanti. L'Unione ha proposto iniziative che dobbiamo sviluppare: la ricerca con Orizzonte Europa; le reti di riferimento europee, che riuniscono specialisti e centri di ricerca in tutta Europa per migliorare la diagnosi e il trattamento; la piattaforma europea per la registrazione delle malattie rare. Ma per una sfida così grande servono risposte più forti.”
“Sull'energia dobbiamo fare molto di più. Durante l'ultima crisi i costi dell'energia hanno raggiunto i picchi dell'80 % del totale di produzione e, all'inizio del 2025, si è registrato un nuovo aumento del 35 %. Dobbiamo rafforzare i meccanismi di compensazione per le industrie energivore e riformare il mercato dell'energia. È nell'interesse di tutti disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili, con tariffe più prevedibili e meno esposte alla speculazione. Ridurre i costi e anche promuovere le nuove tecnologie, come la cattura del carbonio e le biomasse. Dobbiamo far sì che la siderurgia, industria fondamentale del nostro continente, contribuisca ancora alla crescita europea. 3-0032-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, 25 miliardi di euro è il valore dei prodotti siderurgici che l'Europa esporta ogni anno; oggi è a rischio la competitività, perché i nostri produttori saranno gli unici a dover sostenere il costo del carbonio, mentre i concorrenti dei paesi terzi ne resteranno esenti. 100 milioni di tonnellate di capacità siderurgica: è questa la quantità di acciaio europeo che rimarrà esposta alla concorrenza sleale, se permettiamo ai produttori internazionali di aggirare le normative ambientali imposte alle nostre imprese. Dobbiamo agire con urgenza. Il piano d'azione europeo sull'acciaio è un primo passo per far fronte alla crisi della competitività siderurgica. La decarbonizzazione del settore passa dal rottame ferroso: l'Europa deve agire per valorizzarne l'importanza e limitarne l'export.”
“Il Clean Industrial Deal è un segnale di cambiamento ma dobbiamo essere più ambiziosi: abbassare i costi dell'energia, eliminare la concorrenza sleale, tornare sui nostri passi quando le decisioni prese sono sbagliate. Dobbiamo impegnarci di più per crescita e competitività per sostenere il nostro welfare, il migliore al mondo. 2-0507-0000”
“Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la salute della nostra industria è fondamentale per garantire un'Europa forte a livello globale. Con 32 milioni di lavoratori diretti e il 65% delle attività di ricerca, l'industria genera innovazione e occupazione. Ma negli ultimi trent'anni la quota dell'industria sul PIL è diminuita di oltre cinque punti. Sono in gravissime difficoltà industrie come l'automotive, la chimica, l'acciaio ed altre ancora. Ci stiamo deindustrializzando. In un mondo fortemente competitivo, incerto e con regole non uniformi, dobbiamo proporre soluzioni più favorevoli all'industria, ai lavoratori, ai cittadini.”