Paolo Borchia
Member of the European Parliament · PfE · IT
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, nel Suo intervento, analizzando il tema del bilancio, Lei ha parlato di risorse proprie, ma io ho un messaggio chiaro da mandarle: basta tasse, perché prima si razionalizzano le spese, si tagliano i costi – spesso inutili, che anche questo Parlamento avalla – e poi si ragiona, e…”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono allibito dal fatto che in quest'Aula nessuno si ponga la domanda se l'elettrico a tutti i costi possa essere compatibile con quelli che sono i limiti in termini di generazione elettrica.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto in bocca al lupo ai capi di Stato e di governo che saranno chiamati a trovare soluzioni nel prossimo Consiglio europeo. In bocca al lupo perché oggi, al di là di tanti slogan, di soluzioni concrete purtroppo ne abbiamo sentite poche.”
“A proposito, il regolamento rimpatri: so che non vi piace, ma dovete farvene una ragione perché finalmente, anche se non è un testo perfetto, potrebbe rappresentare il primo tassello per passare da un'immigrazione quantitativa a un'immigrazione più qualitativa. Le persone sono in difficoltà in questa fase.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, certo che leggere nella stessa riga ETS – quindi, una tassa – e competitività fa tanto da corto circuito, fa tanto da paradosso.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, va in onda l'ennesima puntata del "festival dell'ipocrisia", dove tutti hanno dimenticato le ore che questa Plenaria ha dedicato, denunciando come andavano male le cose in Ungheria, ma questa evidentemente considerate che non fosse una violazione.”
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“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, nel Suo intervento, analizzando il tema del bilancio, Lei ha parlato di risorse proprie, ma io ho un messaggio chiaro da mandarle: basta tasse, perché prima si razionalizzano le spese, si tagliano i costi – spesso inutili, che anche questo Parlamento avalla – e poi si ragiona, e si tagliano gli sprechi e le inefficienze. Perché dobbiamo essere realisti: l'industria europea è in difficoltà, ci sono tante sacche di povertà, sempre più europei non arrivano a fine mese. Parlare di risorse proprie – quindi, di nuove tasse – è totalmente fuori luogo e scollegato dalla realtà. A livello globale ci sono dei modelli di economia, tipo l'economia argentina, che stanno basando il rilancio dell'economia sulla riduzione delle tasse. In quest'Aula, invece, si parla di aumentarle.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono allibito dal fatto che in quest'Aula nessuno si ponga la domanda se l'elettrico a tutti i costi possa essere compatibile con quelli che sono i limiti in termini di generazione elettrica. Se noi analizziamo il contesto, abbiamo un mercato americano chiuso alla Cina, una domanda interna cinese in stagnazione e, dall'altra parte, l'Europa che è diventata valvola di sfogo, terreno di conquista, per la sovraccapacità industriale di Pechino. Per cui, il titolo di questo dibattito mi sembra suoni un po' come se fosse una beffa: si parla di posti di lavoro di qualità, ma qua è già tanto se di posti di lavoro ne rimarrà qualcuno. Ricordo che tra qualche giorno Volkswagen valuterà un piano industriale che prevede il taglio di 100 000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti.”
“A proposito, il regolamento rimpatri: so che non vi piace, ma dovete farvene una ragione perché finalmente, anche se non è un testo perfetto, potrebbe rappresentare il primo tassello per passare da un'immigrazione quantitativa a un'immigrazione più qualitativa. Le persone sono in difficoltà in questa fase. Abbiamo bisogno di un Parlamento che lavori, che trovi soluzioni concrete e meno siparietti. 3-0051-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto in bocca al lupo ai capi di Stato e di governo che saranno chiamati a trovare soluzioni nel prossimo Consiglio europeo. In bocca al lupo perché oggi, al di là di tanti slogan, di soluzioni concrete purtroppo ne abbiamo sentite poche. Mi ha colpito l'ennesimo siparietto tra socialisti e popolari. In particolar modo, non mi aspettavo che i socialisti – va bene che siamo sotto mondiali di calcio – si travestissero da atleti di Cristo e citassero addirittura il Papa e ci parlassero di dignità umana. Quindi, se questa è la maggioranza che regge questo Parlamento, tanti auguri.”
“Con l'ETS2 in arrivo, il costo finirà sulle imprese e sugli europei, però questo Parlamento dal 15 luglio avrà la possibilità di scegliere e spero che lo faccia bene, prima che le fabbriche siano chiuse. 3-0195-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, certo che leggere nella stessa riga ETS – quindi, una tassa – e competitività fa tanto da corto circuito, fa tanto da paradosso. Però, il 15 luglio arriverà la revisione e questo Parlamento potrà decidere da che parte stare: se stare dalla parte dei settori produttivi oppure se continuare a portare avanti l'idea di un'Europa che si autoflagella come nessun altro attore a livello globale. Produzione dell'Eurozona – produzione industriale – a picco, energia che costa due o tre volte in più rispetto agli Stati Uniti o all'Asia e la risposta qual è? Anziché riflettere sul tema ETS, l'ETS viene addirittura raddoppiato: marittimo, trasporti, riscaldamento. Quindi, il paradosso sembra evidente.”
“Spiace in questo dibattito avere ancora la conferma – ma non è una novità – di un Partito popolare ormai ridotto a stampella dei gruppi di sinistra. Ma da questo dibattito emergono tinte fosche per il futuro. L'anno prossimo si vota in Italia, l'anno prossimo si vota in Francia: penso che la democrazia dal dibattito di oggi abbia tanto da temere. 3-0268-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, va in onda l'ennesima puntata del "festival dell'ipocrisia", dove tutti hanno dimenticato le ore che questa Plenaria ha dedicato, denunciando come andavano male le cose in Ungheria, ma questa evidentemente considerate che non fosse una violazione. Vi siete dimenticati di tutti i soldi che sono stati regalati alla stampa compiacente? Vi siete dimenticati di quei governi che avete preso per il collo semplicemente perché non erano amici di Bruxelles? Ma in questo dibattito c'è una bellissima notizia: finalmente il popolo ungherese ha guadagnato il vostro rispetto. Ma ricordate che il rispetto ai popoli va sempre dovuto e non soltanto quando i popoli votano quello che volete voi.”
“E dobbiamo anche avere la lucidità di ragionare non in termini ideologici, perché noi usciremo da questo stato di dipendenza se abbiamo la capacità di ragionare su un mix energetico che sia flessibile, dove le rinnovabili aumentino e magari vedano anche il carico burocratico ridotto. Ma poi soprattutto, il tema del nucleare, il tema del gas e il tema di ampliare il mix energetico e di avere dei piani B e delle alternative penso che sia una soluzione dalla quale non possiamo prescindere per il futuro. 1-0069-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, è simpatico prendere atto di come chi ci ha condotto allo schianto adesso ci spiega come uscirne. Io ho una domanda da sottoporvi: ma veramente pensiamo che a livello di sicurezza degli approvvigionamenti energetici stiamo meglio rispetto al 2022? La risposta mi sembra evidente, ma ancora una volta non siamo stati ascoltati. Voi avete pensato di uscire da una dipendenza, quella dal gas russo, ma contestualmente ci avete infilato in una lunga serie di altre dipendenze: dalle tecnologie e dalle materie prime cinesi necessarie per il Green Deal fino alle importazioni di gas liquefatto dal Qatar. E allora, visto che siamo tutti bravi ad analizzare i problemi, iniziamo anche a parlare di soluzioni. Pensiamo ad esempio alla sospensione dell'ETS, un lusso che la nostra industria non si può più permettere.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, io vi confesso che questa mattina ho avuto, per qualche minuto, la tentazione di cambiare mestiere, perché ho sentito dalla Presidente von der Leyen che l'orientamento di viaggio è quello giusto. Deindustrializzazione, costi energetici spropositati, competitività sotto terra, la gente che non arriva a fine mese: ma ci sentiamo raccontare che l'orientamento di viaggio è quello giusto. Trump che telefona a Mosca e non a Bruxelles, Europa fanalino di coda per la competitività e per il PIL rispetto a tutte le altre economie avanzate: e ci sentiamo dire che l'orientamento di viaggio è quello giusto. Né la Lega né i Patrioti cambieranno mestiere, perché non lasceremo che von der Leyen porti i popoli europei a schiantarsi. 3-0069-0000”
“If so, following what you said in your first speech, which fields should be better regulated by the EU? 3-0059-0000 Paolo Borchia (PfE), reazione "cartellino blu". – Guardi, collega, mi sembra di aver risposto in maniera molto chiara, ma riformulo senza nessun problema. Ho citato l'esempio della ricerca giusto per citare un esempio che fa parte della mia quotidianità in questo Parlamento. Io arrivo dal Nord-Est italiano, che ha sviluppato il suo modello produttivo godendo dei benefici del mercato unico. Poi so che in quest'Aula magari c'è il pregiudizio, perché si pensa che chi è seduto in una parte di quest'Aula sia un orco brutto e cattivo. Ma, ripeto, qui bisogna avere la capacità e la lucidità per capire come sfornare le situazioni migliori.”
“Quindi, qui c'è da superare il canovaccio classico perché la gente, gli imprenditori, tutti quanti ci chiedono risultati. Poi, se una soluzione brillante arriva dal Parlamento, dalla Commissione o dal Consiglio, siamo tutti più contenti. Esiste il principio di sussidiarietà, non lo abbiamo inventato noi, è sancito nei trattati. Qui, per uscire dalla crisi serve fare le cose, serve fare bene, poi non importa chi la fa. Grazie della domanda. 3-0058-0000 Lukas Sieper (NI), blue-card reaction. – Thank you, dear colleague, for your very colourful reply. I was a little sad to hear that you didn't in fact reply to the question at hand, so I will take the freedom to ask again. Do you think that certain fields should then be regulated by the EU? In line with the principle of subsidiarity, but would you agree on that in general?”
“– Thank you, colleague, for accepting my blue card. If I understood the interpretation correctly, you said something truly remarkable. It's not important who does the legislation. It's just important that it is good. So does that mean that you might diverge from the classical Patriots line that there are in fact many, many fields where the European Union should have the competence to regulate and not the Member States? 3-0057-0000 Paolo Borchia (PfE), risposta a una domanda "cartellino blu". – Grazie collega per la domanda. Guardi, io Le consiglio di prendersi un caffè magari con qualche collega che fa parte della commissione ITRE, dove ad esempio uno degli ambiti in cui legiferiamo è quello della ricerca. La Lega è da anni che sostiene che sul campo della ricerca noi abbiamo prodotto eccellenze, abbiamo prodotto risultati.”
“Quindi, stamattina in Aula va di moda criticare von der Leyen, anche giustamente, ma ripeto che questi provvedimenti hanno degli autori e hanno dei colpevoli. Poi è stucchevole, serve a poco dibattere se le cose devono essere fatte a livello di Stati o devono essere fatte a livello di Commissione europea, qualcuno parla di Stati Uniti d'Europa, ma qui non conta chi fa le cose, qua conta fare le cose giuste, cosa che non sta succedendo. E poi ci si meraviglia se il costo della vita esplode. Adesso il sospetto diventa inevitabile, avvalorato da questo dibattito: a Bruxelles sembra che non interessi rilanciare l'economia europea, piuttosto qua sembra che siamo qua, siete qua, soltanto per amministrarne il declino. (L'oratore accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu") 3-0056-0000 Lukas Sieper (NI), blue-card question.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, ma è passato più di un anno dal rapporto Draghi. Per qualcuno è stato la Bibbia, tanti altri l'hanno letto, riletto, straletto, ma evidentemente non l'hanno capito. E cosa cambia? Cambia che siamo nella crisi, siamo dentro nella crisi ancora più di prima. Dall'altra parte del mondo, sia la Cina che gli Stati Uniti ci fanno una concorrenza forsennata, ma dobbiamo ammettere che non stanno faticando neanche più di tanto, perché ormai l'Europa è diventata campione globale nell'autosabotaggio. Poi gli imprenditori e i lavoratori possono disperarsi quanto vogliono, ma questa è la situazione. Ricordo anche a tanti colleghi che però tanti dei provvedimenti che oggi vengono contestati non si sono votati da soli, ma qualcuno ha alzato la mano, qualcuno ha premuto il pulsantino.”
“Colleghi, stiamo assistendo ad un corto circuito clamoroso tra la Commissione europea e parte della maggioranza che la sostiene, perché il Commissario ci raccontava che i due terzi degli europei sono preoccupati per l'immigrazione incontrollata, ma contestualmente, dall'altra parte, abbiamo chi pensa che Schengen sia un bancomat elettorale, chi vuole barattare, chi vuole comprare il consenso regalando permessi di soggiorno. Smettetela con questa retorica. Smettetela, perché il migrante che arriva in Europa e ha voglia di darsi da fare è il benvenuto. Però, contestualmente, non dobbiamo chiudere gli occhi, perché dalle città di tutta Europa ormai è un bollettino di guerra quotidiano, tra violenze, rapine e molestie. Colleghi di sinistra, andate a raccontare alle vittime silenziose che ogni giorno subiscono questi episodi.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, stiamo assistendo ad un corto circuito a sinistra, dove si parla di diritti, di inclusione, si parla addirittura di amore. Che bello! Ma, soltanto pochi giorni fa, una collega, naturalmente di sinistra, parlava di "sostituzione". E la collega chi voleva sostituire? Chi infrange la legge? Chi non rispetta le regole? Chi si comporta male? No, la collega parlava di sostituire chi ha un pensiero diverso dal suo. Ma vi chiedo: ma è tutto normale? Lo chiedo a sinistra.”
“Oggi si parla di riprendere il controllo, ma i numeri, le statistiche della Commissione ci dicono che 4 su 5, quando vengono espulsi, non vengono effettivamente rimpatriati. Però quando parliamo di rimpatri, appunto, di paesi d'origine sicuri, serve un cambio di marcia, perché i brodini che ci sono stati proposti fino adesso non rappresentano le soluzioni. E se ne facciano una ragione i colleghi di sinistra. Perché gli elettori europei sono stati chiari nel disegnare la composizione di questo Parlamento. Esiste una maggioranza evidente di centro-destra e se gli amici del PPE decideranno di mettere in atto una politica seria e rigorosa sull'immigrazione, noi ci siamo. Se decideranno di continuare a fare da stampella ai gruppi di sinistra, evidentemente non parliamo la stessa lingua. 3-0202-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, fa piacere che gli amici del PPE si rendano conto che esiste un problema legato ai rimpatri. È singolare anche che questo grido d'allarme arrivi proprio dalla Scandinavia. Abbiamo sentito tutti le parole della premier danese Frederiksen, di sinistra, che parla di quanto sia problematica nel suo paese la gestione degli immigrati. E quindi, dopo anni di porte aperte dove entravano tutti, sia i meritevoli che i non meritevoli – con pochi immigrati che lavoravano e in troppi che sfruttavano e spolpavano lo Stato sociale costruito dai sacrifici di generazioni e generazioni di europei – adesso suona la sveglia. Dopo anni di tanti sussidi e pochi doveri, adesso vediamo se effettivamente avete voglia di cambiare qualcosa.”
“Nelle coalizioni esistono partiti con differenti sensibilità e la Lega si è sempre espressa con tanta chiarezza. Infatti, ieri eravamo a fianco degli agricoltori. Non so se voi c'eravate, ma noi abbiamo parlato in maniera molto chiara. 3-0065-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con attenzione l'intervento della signora von der Leyen sul tema Mercosur in particolare, e mi ha stupito quando ha parlato di agricoltori ascoltati. La domanda è: ma allora, se sono stati così ascoltati, come mai stanno manifestando da due giorni? Come mai stanno perdendo ore di lavoro? Come mai hanno passato la notte fuori da questo Parlamento sotto zero? Questo non è un accordo di libero scambio, questa è concorrenza sleale legalizzata. Stiamo parlando di uno dei settori messi maggiormente sotto pressione dalla concorrenza, dalla normativa approvata anche da questo Parlamento. Io mi rendo conto che non possiamo accontentare tutti i settori. Ma contestualmente mi chiedo: ma perché deve essere sempre l'agricoltura a essere massacrata sempre e comunque?”
“E se non vi piace la mia chiave di lettura, ricordo che i numeri vi piaceranno ancora meno, perché sono tre milioni i veicoli persi dal momento pre-Covid, con 90 000 posti di lavoro persi, a fronte di un'invasione di auto elettriche prodotte, con generose sovvenzioni statali, dalla Cina. Oggi, signor Commissario, non c'è nulla da festeggiare se non il Santo Natale, ma si ricordi che non sarà un brodino a salvare l'industria automobilistica europea. 2-0444-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, a Natale una volta eravamo abituati alle cene pantagrueliche, invece oggi evidentemente ci dobbiamo accontentare dei brodini. Perché il problema è che la transizione ai veicoli elettrici è totalmente scollegata dalla domanda reale e sta portando a conseguenze irreparabili per l'industria automobilistica europea e per la sua filiera. Gli obiettivi di riduzione di anidride carbonica impongono un passaggio troppo rapido all'elettrico, mentre le vendite rimangono stagnanti, perché a fronte del 25 % che avevate previsto, siamo solo al 16 %.”
“Questo è il punto. Per l'Unione europea non è più soltanto una questione legata al processo di pace in Ucraina: la questione è riprendersi la capacità di difendere i suoi interessi, a iniziare dall'energia. 2-0037-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, è un dibattito debole, teatrale in alcuni suoi interventi, con alcune immancabili amnesie: ricordiamo, ad esempio, ai colleghi socialisti che loro, e non altri gruppi, avevano un uomo nel consiglio di amministrazione di Gazprom. Comunque, è un dibattito nel quale si capisce come mai l'Unione europea abbia sbagliato a delineare le sue priorità. E l'estremismo climatico ha marginalizzato l'Europa dal contesto internazionale. Si pensa troppo alla Russia e si pensa troppo poco agli interessi europei. Volete l'indipendenza energetica da Mosca? Guardate che a me va benissimo, però, allora, iniziamo a pensare di abbassare i prezzi dell'anidride carbonica, aumentiamo la produzione domestica di gas e riduciamo gli impegni del Green Deal, perché, altrimenti, non ci sono speranze contro il caro bolletta.”
“Questa è una COP che si chiude – lo dico anche a lei, Commissario – denotando i suoi limiti, limiti anche di metodo di lavoro perché abbiamo visto un mix letale tra burocrazia e diplomazia. Io credo che, quando non ci si confronta onestamente sui numeri, questi sono i risultati perché gli anni passano, ma delle dichiarazioni di principio finali poi, purtroppo, rimangono soltanto le briciole. 4-0072-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima metafora che mi viene in mente per sintetizzare questa COP è quella di un saltatore in alto – un atleta normale, magari mediocre – che una mattina si sveglia e pensa di stabilire il nuovo record del mondo. Questa penso possa essere la prima sintesi della COP: una COP che, ancora una volta, ha visto l'ennesima fuga dalle questioni cruciali, perché è stata inseguita una dichiarazione di principio inutile quando invece bisognava confrontarsi con onestà sui numeri. Mi spiego e vi faccio un esempio: sui combustibili fossili sono 40 anni che i loro consumi sono bloccati sull'80 % – bastano cinque minuti al World Energy Outlook dell'Agenzia internazionale per l'energia per rendersene conto. E qui, sulla base di questi numeri, ritorna la metafora del saltatore in alto.”
“Quindi, se vogliamo uscire dalla dipendenza umiliante, l'unico percorso che serve è quello del coraggio: reciprocità, controlli rigorosi e investimenti massicci sulle nostre filiere. Per decenni, Commissario, il mantra che è stato ripetuto a Bruxelles è stato uno solo: apertura senza condizioni. Ci si è illusi che il commercio potesse svilupparsi come una pacifica tavola rotonda e così Bruxelles, pezzo dopo pezzo, ha ceduto intere fette della nostra produzione – l'acciaio, l'elettronica e, adesso, con inerzia, stiamo cedendo il futuro del settore delle batterie e della mobilità. O ci decidiamo finalmente a blindare gli asset strategici, oppure il dibattito di oggi sarà l'ennesima chiacchierata sul baratro sul quale stiamo scivolando. 2-0211-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'Europa non può più essere il parco giochi dove tutti vengono a fare affari senza rispettare le regole, dove gli interessi dei paesi produttori vengono regolarmente sacrificati sull'altare degli interessi dei paesi importatori. Non siamo la pesca di beneficenza per la sovraccapacità cinese generata con sussidi statali; siamo un'unione di Stati sovrani con lavoratori, imprese e con una storia industriale da difendere. L'efficacia della nostra politica commerciale non si misura con il numero dei trattati che vengono firmati, e la retorica del fair play, quando l'avversario gioca con dadi truccati, è arrivata ormai al capolinea.”
“In sintesi, penso che dobbiamo fare un bagno di umiltà, un esercizio di realismo, e arrivare alla conclusione che la transizione va ripensata, non va accelerata, anche perché in quest'Aula la pensano in tanti in questo modo, in tanti l'hanno promesso in campagna elettorale, però poi si predica bene ma si razzola male.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, io non capisco come mai la Presidente von der Leyen non sia rimasta in Aula. Penso che un'ora del suo tempo avrebbe potuto dedicarcela, anche perché di domande da porre oggi ce ne sono parecchie. Ho sentito dalla bocca della Presidente stessa che, da quando l'ETS è stato introdotto, il PIL sarebbe aumentato del 27%. Ecco, se fossimo stati in Italia avrei avuto l'impressione di essere sul set della nota trasmissione "Scherzi a parte", perché von der Leyen avrebbe dovuto dire "nonostante l'ETS", non "da quando".”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, non è sfiducia nei vostri confronti – ci mancherebbe – però mi sia permesso di dubitare lievemente della buona fede di questo dibattito, perché dei presunti fatti accaduti otto anni fa, stranamente, casualmente, emergono a pochi mesi dalle elezioni in Ungheria. Ma, colleghi, se noi pensiamo di impegnare quest'Aula ogni volta che emergono delle indiscrezioni giornalistiche – guardate – abbiamo finito di lavorare! Siamo seri, perché di solito funziona che, prima si prova un'accusa, si ricostruisce come sono andate le cose, si traggono le conclusioni e poi, eventualmente, c'è un dibattito in Aula. Invece, dobbiamo renderci conto che un governo europeo stravotato da parte di un popolo, quello ungherese, è sotto attacco, costantemente, da parte di questo Parlamento. Dobbiamo dirci la verità?”
“Che il Sud del mondo – che fatica ad avere da mangiare – richiede energia pulita? Quest'Aula e questa Commissione sono complici di un'Europa che non sa dare risposte: dall'ossessione per gli armamenti, all'ansia per la decarbonizzazione a tutti i costi, a un'impostazione cervellotica e ostinata che non si è mai messa in discussione, che soprattutto non ha mai voluto ascoltare chi la pensa diversamente. Questa è la realtà, questo è quanto sta succedendo. È un'impostazione che distrugge chi produce: -32% per il mercato automobilistico in Italia. Noi non saremo mai vostri complici! 3-0033-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, Presidente Von der Leyen, se lei fosse rimasta in Aula, Le avrei detto che domani sera, come tutti i colleghi, sarei rientrato sul mio territorio per confrontarmi con agricoltori, con studenti, con sindaci, con il Paese reale, con quanti chiederanno come è andata la sessione plenaria. Un contesto dove il potere d'acquisto inizia a diventare sempre più preoccupante, dove gli studenti vogliono scappare all'estero per avere stipendi più dignitosi, dove i sindaci faticano sempre più a garantire i servizi per i propri cittadini: ma io cosa potrò raccontare a questo spaccato di società? Che la presidente della Commissione europea è venuta in Aula compiacendosi che il mercato delle turbine elettriche eoliche sta aumentando del 10%?”
“Questo implica che le imprese del futuro, purtroppo, non nascono in Europa, e quindi è ovvio che non può essere soltanto colpa degli Stati. Io ritengo che il mercato unico non si completa con più burocrazia, ma mettendo tutte le imprese sullo stesso piano, senza paradisi fiscali, evitando le scelte cervellotiche che danneggiano le nostre imprese e soprattutto costituiscono i peggiori dazi interni occulti. 2-0020-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, io sono espressione della piccola impresa del nord-est italiano, vale a dire uno dei contesti che storicamente ha meglio saputo sfruttare le potenzialità del mercato unico. Però a me ha colpito, ma non stupito, il fatto che Lei ha attribuito agli Stati la responsabilità per gli ostacoli posti al mercato unico. Io credo, però, che il focus andrebbe posto su un altro tema: la burocrazia, l'iper-regolamentazione, l'eccesso normativo. Noi abbiamo il 60 % delle barriere nel mercato dei servizi che sono identiche a quelle di vent'anni fa. Abbiamo il rapporto tra Europa e Stati Uniti, tra le start-up unicorno, vale a dire quelle realtà di valore superiore al miliardo che non sono quotate in borsa, che è di una a sei: una in Europa, sei negli Stati Uniti.”
“Lei si rivolge a una maggioranza europeista perché inventare nemici, specialmente quando si è deboli, fa sempre comodo, ma questa debolezza, si ricordi, che è riflessa nelle divisioni della fragile e variopinta maggioranza che poco convintamente la sostiene. 3-0057-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, Presidente von der Leyen, non si offenda, ma sono stati 75 minuti di agonia: tanta teoria mista a ipocrisia, perché chi ha creato i problemi adesso ci sta spiegando come risolverli. Io ho sentito tante contraddizioni, perché parla di auto elettriche e di rispetto della tabella di marcia del green deal proprio quando il suo Cancelliere Merz, stesso partito, invoca più flessibilità nei tempi. Ci parla di programma per la resilienza dei media, ma contestualmente taglia i fondi per l'agricoltura; è superficiale sul Mercosur e soprattutto parla tanto, troppo!, di armi.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, se il futuro dell'Unione è quello che abbiamo ascoltato questa mattina, c'è da preoccuparsi. E c'è da preoccuparsi tanto, perché abbiamo avuto un Presidente del Consiglio europeo che ha parlato soltanto di armi – e quanto mi mancano i tempi in cui la sinistra europea era pacifista – e una signora, von der Leyen, che adesso ci ha lasciato, che ci parla di quanto sarebbe bello pagare meno le bollette e avere meno burocrazia, quando è stata proprio l'Unione europea, la Commissione europea, a creare quegli stessi problemi che adesso ci spiega come risolvere. C'è una linea che unisce tutto: parte dalla pandemia, poi arriva all'emergenza climatica e adesso alla paventata invasione della Russia in tutta Europa.”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, invenzione di emergenze, tante chiacchiere sui diritti fondamentali, ma va ve ne siete dimenticato uno: si chiama democrazia, si chiama rispetto delle scelte degli elettori che in Ungheria, per la quarta volta consecutiva, si sono scelti il governo. Voi a volte siete maggioranza in questo Parlamento, ma molto spesso non lo siete nella vita reale. Quindi, che lezioni volete dare al popolo ungherese, alla sua storia, ai suoi valori e alle sue scelte? E, dulcis in fundo, apprendo che un numero cospicuo di colleghi ha chiesto alla Presidente di questo Parlamento di garantire delle misure di sicurezza eccezionali in occasione della gita al "Budapest Pride", neanche steste andando in guerra. Quindi, questo è giusto per dare un altro fendente alla credibilità di questo povero Parlamento. 3-0237-0000”
“E poi io ho sentito delle critiche agli operatori privati ma Red Electrica de Espana, l'operatore di trasmissione, è controllata dallo Stato ed esprime alla presidenza una nota esponente del Partito socialista spagnolo. Ed è un dovere del gestore di rete stabilire quanta produzione da rinnovabili non immettere in rete. In conclusione, oggi crolla il mito della Spagna capace di tenere i prezzi bassi grazie ad una generazione abbondante da rinnovabili: è un modello che presenta troppi punti deboli, in particolar modo sotto il profilo della sicurezza energetica. Se le rinnovabili aumentano in modo incontrollato, magari anche grazie agli incentivi, e non sono chiamate a garantire la sicurezza del sistema, si va incontro al fallimento della politica energetica. E su questo il governo Sánchez non si può nascondere dietro la fatalità.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, 50 milioni di persone al buio e oggi va in scena il processo al primo blackout della storia dell'epoca del Green Deal. E poi, al di là – consentitemi il gioco di parole – della necessità di fare luce sulle responsabilità, ci sono elementi che emergono con chiarezza. Innanzitutto l'illusione di poter sostituire il gas con le rinnovabili sta comportando già da anni degli squilibri nel sistema energetico: il primo effetto è la volatilità eccessiva dei prezzi. Poi Sánchez e Greenpeace non hanno capito a cosa servono le centrali nucleari, che devono garantire potenza continuativa, non servono a tamponare le oscillazioni del sistema.”
“Io credo che, ancora una volta, oggi quest'Aula dimostri di avere dei grossi problemi con la democrazia, perché non basteranno i cordoni sanitari, non basteranno i milioni di Soros, perché i popoli europei hanno un brutto vizio, e questo vizio è quello di votare con la propria testa, di pensare con la propria testa. E soprattutto, la testa, di non piegarla ai voleri e all'arroganza di Bruxelles. 3-0292-0000”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, chiedo scusa, ma forse ho letto male il titolo del dibattito, perché pensavo di assistere all'ennesimo – ormai ho perso il conto, siamo a qualche decina di dibattiti – sull'Ungheria, invece ho assistito a un anticipo di campagna elettorale fuori stagione da parte dell'opposizione ungherese. Poi, per il resto, a me sembra che ci sia sempre bisogno di un nemico e chi ha una visione di Europa diversa puntualmente viene bollato, banalmente, come estremista di destra. Commissario, lei ha ragione: ha detto una cosa molto bella quando ha detto che bisogna essere se stessi. Mi trova d'accordissimo, ma allora perché non accettate che il popolo ungherese sia se stesso e voti i rappresentanti politici che intende votare?”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, io prendo atto dell'esercizio di marketing o di maquillage – chiamiamolo come vogliamo – per rendere più accettabile il piano di riarmo, che però alla gente non piace. Si tratta probabilmente di una frettolosa riedizione del piano Pleven, che forse farà la sua stessa fine. Poi, colleghi, guardate: a me le persone, nella quotidianità, chiedono quando aumenteranno gli stipendi, quando aumenteranno le pensioni, non quando arrivano i droni di ultima generazione, non quando arrivano i carri armati più moderni. Quindi, se parte il messaggio che la flessibilità sui bilanci si può applicare soltanto alle spese militari e soltanto al riarmo, allora, scusate, ma questa Unione perderà la poca credibilità che le è rimasta. Poi c'è un altro grande tema, quello dell'urgenza.”
“Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'automotive europeo è un malato, ha una patologia seria e la risposta che viene data è un brodino tiepido, per giunta. Mancano meno di dieci anni alla messa al bando del motore endotermico ma in Europa le auto elettriche non arrivano al 2%. Ma dove volete andare? La regolamentazione ha avuto un impatto crescente sulla gamma dei modelli offerti ma non è stata in grado di condizionare gli orientamenti dei consumatori. E poi resta il grandissimo tema di come generare tutta l'energia elettrica che sarà necessaria per alimentare il parco auto degli europei. Questo piano avrebbe dovuto invertire la tendenza a creare fiducia tra le case automobilistiche, tra le piccole e medie imprese dell'indotto, tra i consumatori.”
“State provando a spaventare la gente parlando di estrema destra, quando l'estrema destra è morta e sepolta da tanti anni. Quelli che voi bollate come estremisti sono movimenti che stanno provando a salvare l'Europa, quella stessa Europa che voi state distruggendo. Qualcuno ha parlato di moda per la destra, io la chiamo democrazia. 3-0183-0000”
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, buona fortuna. Mi sembra che questa Commissione sia sostenuta da una maggioranza poco coesa. Per il resto questo è un dibattito lunare. Abbiamo sentito il collega Repasi usare la plenaria per fare campagna elettorale per le elezioni tedesche. Scusate, ma dove siamo? Compratevi degli spot in televisione, non usate il Parlamento europeo. Adesso ce l'avete con i miliardari, ma quando aiutavano e finanziavano la sinistra andava tutto bene vero? State distruggendo l'industria europea con il Green Deal e adesso vi inventate che la competitività sarebbe minacciata da chi sta chiedendo una transizione più graduale e ordinata e non ha votato il Green Deal. Scusatemi, ma pensate che gli elettori europei siano scemi?”
“Invece, negli ultimi cinque anni abbiamo visto gli agricoltori essere bollati come gli inquinatori e gli imprenditori essere costretti a non essere competitivi. Così non va. Io concludo con un'osservazione, con una piccola riflessione sull'intervento della Presidente dei socialisti, che forse non ha letto il titolo del dibattito e ha dedicato tre dei suoi quattro minuti al vertice dei Patrioti di Madrid. Ecco, prendiamo atto della strategia: parlare di altri per evitare di parlare dei propri disastri. 3-0069-0000”